mercoledì 28 dicembre 2016

IL GIUDIZIO di DIO.


LA CHIESA SU CHI SI REGGE?



Prima di accingermi a scrivere cosa volesse intendere Nostro Signore Yeshua, il Santo di Dio, vediamo di leggere bene tutto il capitolo in relazione, anche ad altri capitoli, che trattano questo argomento giudicare.

Ripropongo qui questo pezzo che trattai tempo addietro.

GIUDIZIO E CORREZIONE

Partiamo dal esprime il senso del termine che tutti dovrebbero conoscere:
Esercitare la facoltà del giudizio: essere capace, incapace di g.; g. con la testa propria; anche, distinguere, discernere: g. ciò che è bene e ciò che è male; con uso intr.: l’occhio giudica dei colori, l’orecchio dei suoni. 
Formulare dentro di sé, o esprimere, un giudizio di valore, di merito, di approvazione o di biasimo su persone o cose (anche in questa accezione è spesso usato assol.): g. dall’apparenza; prov., mal si giudica il cavallo dalla sella; g. a occhio e croce, approssimativamente, senza un esame approfondito; astenersi dal g.; la commissione lo ha giudicato idoneo; con riferimento a giudizî critici o estetici:g. un libro, un quadro, ecc. Più in partic., formulare un giudizio di natura morale: lo hai giudicato troppo severamente; non vorrei che tu mi giudicassi male (o che tu giudicassi male i miei atti, il mio comportamento); spesso, il giudizio di severità o di condanna è implicito: si fa presto a g.; è troppo facile g. gli altri; l’opinione pubblica lo ha già giudicato; non sta a te giudicarmi (anche intr.: non hai il diritto di g. delle mie azioni); ti sei giudicato da te; cfr. anche i passi evangelici: non giudicate e non sarete giudicati (Luca 6,37, lat. «Nolite iudicare et non iudicabimini»), e non giudicate affinché non siate giudicati; infatti voi sarete giudicati con lo stesso giudizio col quale avrete giudicato ... (Matteo 7 1-2, lat. «Nolite iudicare ut non iudicemini. In quo enim iudicio iudicaveritis iudicabimini...»). Con riferimento al magistrato, all’autorità giudiziaria, emettere un verdetto, pronunciare una sentenza: g. una causa, una lite, una controversia (anche intr., g.di una causa, ecc.); il tribunale lo ha giudicato colpevole; è stato giudicato dal tribunale militare; in qualche caso, condannare: il Duca ... molti di quelli cittadini punì in denari, molti ne giudicò alle carceri, molti all’esiglio, ed alcuni alla morte(Machiavelli). 



Il famoso discorso della montagna di Gesù:
 (Vangelo secondo Matteo 5,1 – 7, 28).


Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati.
Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell'occhio tuo c'è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello. (7, 1 – 5; 19 - 71)
Non giudicate e non sarete giudicati (Luca 6,37)


Il discorso di Gesù non fa una grinza è perfetto non solo perché Egli è Colui che lo ha emanato e decretato, ma anche per logica è perfetto!


Correzione fraterna  : giusta correzione…


Mt 18,15-18) "Se il tuo fratello commette una colpa, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano. In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo".


Qualcuno si chiederà cosa centra la correzione fraterna con il non giudicare! Eppure, centra !!

Il giudizio è quel termine assoluto indissolubile dall'essenza stessa di Dio che determina una modifica dello stato della cose, il giudizio provoca un cambiamento un mutamento dei fattori iniziali. Per cui il giudizio è proprio ed unico di Dio, solo Dio sa con precisione millimetrica, giudicare con severità, con giustezza, con perfezione ogni singola lettera, ogni parola e frase, sono ponderate alla luce perfetta dell’Onnipotente.  Per cui, noi non potremo mai competere con il suo giudizio perfetto. Imperfetti siamo, imperfetto è il nostro giudizio! Per cui giustamente Gesù che è nel seno del Padre esprime con preoccupazione il nostri superficiali giudizi e ci implora nel cercare di non giudicare nessuno, perché noi non siamo nelle condizioni psichiche - spirituali per comprendere con perfezione assoluta cosa sia bene o non bene.

Però Gesù stesso ci fa comprendere che dobbiamo anche capire che il giudizio si scinde in due parti, ce lo fa capire in un modo molto semplice con delle semplici parabole affinché le nostre menti siano portate a capire rapidamente il concetto di base e per chi ha la fortuna di essere toccato dallo Spirito Santo, di comprendere anche le profonde sfumature che questo termine nasconde.


“Se il tuo fratello commette una colpa,…” “Non giudicate, per non essere giudicati”


Sono due frasi diverse ma in realtà sono sottomesse alla medesima parola giudizio!
Se devo corregge, un fratello qualsiasi esso sia, devo necessariamente appellarmi per farlo al mio giudizio, si! Perché in realtà prima di giungere e determinare la correzione del fratello devo conoscere i risvolti che costui ha compiuto e per conoscere tali risvolti, devo sapere e giudicare l’operato, faccio un esempio, se vedo un ragazzo rubare qualcosa, la mia reazione normale sarebbe come minino richiamare e fare restituire, se proprio non voglio denunciare, ma tra il vedere e il richiamare, c’è in me un pensiero che sorge spontaneo, che è un pensiero di giudizio, io giudico quel ragazzo che ha rubato qualcosa, già il fatto di pensare che ha rubato, ho già espresso nella mente un giudizio negativo, per tanto, nessuno può aiutare un fratello se prima non ha condotto alla sua mente un giudizio, perché solo mediante il giudizio, posso sapere e capire se c’è da correggere tale soggetto o no!  


Ma facciamo un altro esempio, in onestà. Se siamo in chiesa ed entra una donna vestita con minigonna, ed un abbigliamento più che succinto, il soggetto-mente che la vede può pensare, -se esso è lussurioso-, qualche apprezzamento e spesso accompagnato anche da disprezzo, dicendo a se stesso che è una prostituta, che immorale, ecc …. quindi la mente anche senza volerlo realmente fa peccato, perché pensa che per quel luogo,  quell'abbigliamento e atteggiamento è squallido, di conseguenza non ci sarebbe nulla di male, li per lì se la persona gli venisse voglia di richiamare la donna;  ma il problema sorgerebbe con le nostre leggi. Quindi di conseguenza, abbiamo che il soggetto, pensando, ha giudicato, cosa che non avrebbe dovuto fare, ma questo non è possibile per qualsiasi soggetto umano, non pensare a cosa si vede o cosa si sente. Tutti pensiamo, tutti vediamo, tutto sentiamo e qualsiasi pensiero ci balena nella testa. In effetti ogni giorno faccio altro che giudicare i nostri simili, al mercato giudichiamo, ovunque giudichiamo, questo o quello, lo giudichiamo per il bene o per il male, si anche il giudizio può essere bene e non solo un male.  Anche il meditare può essere un pensiero di giudizio …. dipende cosa si medita. Anche la critica che si fa è un giudizio, si giudica un artista , lo si critica, oppure l'operato di un magistrato, di un medico, di carpentiere, di un giornalista, del capo dello stato, qualsiasi cosa diventa un giudizio.


È la nostra mente creata così che ci porta inevitabilmente a pensare male o bene di un soggetto che compie un atto contro o favore di altri suoi simili.


Quindi un altro soggetto che assiste a tale evento, nel momento esatto giudica l’altro, anche se può o non può intervenire. Per cui se devo richiamare e correggere un mio fratello chiunque esso sia, anche un prete o il papa, un re o un presidente, lo faccio sulla base del giudizio che mi sono creato su di esso, però c’è da distingue da giudizio a giudizio. Per quello che dico, che il giudizio assoluto si divide in due parti fondamentali, il giudizio per correzione è fatto a fin di bene, e non è un giudizio; il giudizio per condanna è il vero giudizio quello che cambia la realtà delle cose. Uno è fatto per correggere e recuperare quel soggetto affinché non compia più quell'atto, mentre l’altro è una condanna, simile alla condanna a morte, perché è un giudizio definitivo inappellabile. Anche la scomunica è un giudizio definitivo una condanna a morte!!! Per cui anche la scomunica ricade sotto la legge stessa di Gesù, di non condannare o non giudicare!!!

Gesù ci dice, che noi dobbiamo correggere i nostri fratelli, è cristianamente corretto la correzione fraterna.

Gesù ci dice anche che noi non dobbiamo condannare i nostri fratelli ma si fa uso sempre della medesima parola GIUDIZIO!

Quindi il giudizio si divide in due:

GIUDIZIO CHE DIVENTA CONDANNA ... Giudizio che trasforma la realtà in condanna eterna.

GIUDIZIO CHE DIVENTA CORREZIONE …  Giudizio che corregge gli errori degli altri.

ORA, se non si può giudicare, che sta a fare la correzione? È un controsenso logico!

Quindi Gesù parla del Giudizio come CONDANNA … e parla della correzione come un atto d’amore. In sostanza si ha che l’amore è un giudizio.


Qualsiasi pensiero che noi abbiamo è un giudizio, ma c’è distinzione tra giudizio di condanna e giudizio d’amore.


Il Signore ci dice di NON CONDANNARE ….


La frase di  Gesù, si può anche scrivere così: “Non giudicate/condannate, per non essere giudicati/condannati; perché con/il giudizio / la condanna con cui giudicate/condannate sarete giudicati/condannati …. “ la frase non perde in assoluto il suo senso, anzi lo esprime in maniera totale ed effettiva …

Senza un giudizio non si corregge nessuno! E tutto ciò che passa per la nostra mente diventa inevitabilmente un giudizio, sempre che sia una cosa rivolta verso gli altri … ma anche noi stessi ci possiamo auto-giudicare.

Se penso bene o male di un qualsiasi soggetto ne faccio un giudizio, per cui, se devo correggere una qualsiasi persona non potrei correggerla se applicassi esattamente il comandamento di Gesù, ma allora la giusta correzione non sussiste! E questo non è possibile.

Ma la parola stessa ci dice giusta correzione, cioè fatta con giustizia....


Come faccio a correggere un mio fratello se prima non l’ho giudicato, non è possibile! Se prima non ho espresso un pensiero di qualsiasi tipo e questo pensiero è un giudizio. 




1Non giudicate, per non essere giudicati; 2perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Quindi cosa abbiamo capito che Yeshua usa la parola giudizio o giudicare per indicare situazioni diverse, mentre noi nel nostro tempo usiamo parole differenti per intendere cose differenti, questo perché a quei tempi una sola parola esprimeva molti concetti, oggi invece abbiamo creato un infinità di parole che ci permettono di comprendere meglio, il senso di quello che vogliamo esprimere con maggiore dettaglio e precisione.

Per cui abbiamo sinteticamente che sotto il termine giudicare o giudizio, per Yeshua si nascondono diversi sensi della medesima parola, ma quello a cui Yeshua si riferisce è quello che emette il maggior potere, cioè la condanna, perché essa si esercita mediante il potere diretto, per cui in questo capitolo settimo, dove Yeshua afferma che nessun uomo deve giudicare il prossimo in realtà Yeshua sta affermando che nessun uomo deve condannare un altro suo simile e che la condanna è di diritto unico di Dio. Per cui la frase diventa non condannate per non essere condannati, perché con la condanna con la quale date il vostro giudizio o condanna sarete condannati e con la misura che userete per giudicare, o meglio dire condannare sarete condannati voi stessi, cioè con lo stesso metro. Yeshua non parla della correzione che è sempre un giudizio, ma non condanna coloro che usano la correzione fraterna, anzi quella è un pregio. Un merito, che l’uomo di buon cuore fa verso i tutti gli uomini.

Ma attenzione escludendo nella parola giudicare la correzione fraterna, rimane solo la condanna, però questa condanna altro non sarebbe che la famosa scomunica o anatema tanto in voga presso la chiesa cristiana, quindi cosa ci fa capire il passo, che Gesù condanna l’anatema e in pratica dice alla chiesa, perché ricordiamo che gran parte dei contenuti dei vangeli sono rivolti agli stessi apostoli, sono i principi fondamentali con i quali e gli apostoli di tutti i tempi si devo adeguare, e poi ovviamente espansi anche al resto della cristianità, ma principalmente per loro, per cui dir di non condannare indica anche di non emettere scomunica o anatema che è una condanna mortale, per cui con questa frase Yeshua ci sta dicendo che egli è contrario a questo modo di pensare della chiesa del futuro, fa anche capire che Egli sapeva che qualcuno avrebbe osato inserire delle norme errate, nella mente dei futuri apostoli, per questo dice nessuno deve giudicare, cioè condannare, quindi in questa frase cristo nasconde il vero senso della stessa, la chiesa non può e non ha il potere di agire verso la condanna, perché cristo lo ha ben fatto capire, è chiaro e lampante questo discorso.

Poi come è sua(Yeshua) usanza fare, pone degli esempi, dopo aver sintetizzato il concetto, cerca di farlo comprendere meglio nella sua interezza, usando degli esempi.

 3Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? 4O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave?5Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

Questo esempio della pagliuzza e della trave a chi serve?

Serve al magistrato, al sacerdote, ed eventualmente anche al comune mortale in certi ambiti, il quale si appresta a dar un giudizio su qualcuno, di togliere la trave che è nelle loro anime, cioè ripulire le vostre coscienze e poi potrete apprestarvi ad giudicare. Ovviamente c’è anche un passo dove Gesù insegna come si giudica, parla del giusto giudizio, e fa capire che anche se non si deve condannare nessuno, ma si può giudicare con giustizia. Quindi eliminato lo spettro della condanna che nessun sacerdote deve fare, perché Cristo lo nega, ma si può dar un giudizio giusto di giustizia, perché ovviamente Cristo sa che il mondo deve reggersi sulla giustizia e senza la quale sarebbe l’anarchia, anche nel suo regno è così.

Ma di quale condanna parla Cristo?

La condanna di cui Cristo fa riferimento, è quella eterna, perché è giusto condannare chi ruba qualcosa, è giusto prendere provvedimenti, ma quello che non è giusto e Yeshua lo fa capire con le parole che usa contro i sacerdoti del tempio, quando li rimprovera perché essi chiudono l’accesso hai cieli, ecco perché dispone contro la condanna e di che condanna si tratta, è proprio la condanna contro l’anatema o la scomunica, Yeshua non vuole che nessun uomo, si sostituisca a lui o al Padre Celeste, nessuno ne nella chiesa ne fuori di essa. Yeshua parla della condanna divina che nessuno deve impugnare, perché l’uomo non ha diritto di farlo.

Ma volendo allargare il termine della questione meglio non condannare nessuno a nessuna pena, cioè alla morte ne eterna, ne terrena, così non si sbaglia.

6Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.

Questa frase sta indicare, che le cose sacre e la  purezza devono essere gelosamente custodite, non sono per tutti, la frase infatti ha in se un senso particolare, il fatto di mettere i porci come esempio di riferimento sta ad indicare che parola di persone che vivono nel fango e ciò che toccano diventa tale, quindi le perle cioè i tuoi doni e le tue virtù se sono date a costoro le perderai, cioè non cedere la tua verginità la tua purezza e il sacro per dei “porci” questo discorso è proprio indirizzato agli apostoli e ai futuri sacerdoti, è in sostanza un monito, nel quale Cristo sta dicendo che far attenzione a non insudiciarsi, per non perdere il sacro e la purezza che in sostanza è il senso della santità. E’ un modo velato per dire di non confondersi con il mondo.

Se a me il Signore dona qualcosa e mi dice di non darlo agli altri o di tenerlo segreto, non devo rivelarlo in nessun modo; ma se lo do, faccio peccato, perché supero la volontà di Dio, andando contro il suo pensiero. Quindi non si dia il sacro in mano al demonio, e non si dia agli ignoranti la sapienza perché questi non la usino contro di te, nel senso che se tu non rendi sapiente l’ignorante prima di dargli questa sapienza, esso userà quella sapienza per farti del male, perché la rigetterà senza saperla usare. Quindi tutti siamo ignoranti, ma se veniamo educati a diver sapienti, possiamo usare quella sapienza, ma se non è così calpesteranno e la useranno contro chi ce l’ha data.

7Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 8Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. 9Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? 10E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? 11Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!

Questo discorso nasconde però un qualcosa, che per ottenere dal Padre Celeste quello che si desidera bisogna ovviamente predisporci ad assecondare le sue richieste, perché Egli riconosce i meriti e demeriti, per cui darà secondo questi, ed ovviamente Egli preferisce dare a chi lo ascolta, anziché a chi si oppone a Lui.

12Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.
Il metro valutativo di Cristo è questo per ottenere una grazia dovrete operare il bene, perché se voi vi aspettate che il mondo vi debba dare cose buone, così voi dovrete corrispondere al mondo nello stesso modo.


Il discorso della Porte.

13Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. 14Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!

Gesù si raccomanda di non usare mai la porta ampia per tentare di entrare nella sua casa, ma sempre quella del retrobottega, dove nessuno vi vedrà, o quella piccola stretta ed augusta, in sostanza dice non cerca la via più facile per giungere nel mio regno, cercate invece quella più difficile, quella dove le difficoltà sono maggiori, perché ovviamente avrete un premio maggiore, quindi non preoccupatevi se la via cioè la vita che il Signore vi pone innanzi è brutta, piena di sofferenze è senza soldi, perché il Signore ve l’ha creata apposta per voi, perché egli vi vuole salvare; invece il maligno  vi ha creato una via diversa, larga spaziosa, accessoriata, piena di tutto anche l’impossibile, dove non avrete nessuna difficoltà, economica, sociale, etc.

E dice che pochi si adattano alla porta stretta e alla sua via fatta spesso di sassi, pochi la cercano e pochissimi la trovano, mentre molti sono coloro che pur stando dalla parte giusta, cercano nella loro vita di trovare il benessere, ma cercando questo perderanno la loro eternità. Molti infatti in questo mondo si disperano perché non sanno cogliere la semplicità, muoiono d’invidia, di gelosia perché altri possono avere tutto, mentre loro vivono ai margini della società, e si sentono nessuno, ma fanno di tutto per arrivare a quello che posseggono gli altri e quando si entra in questa ottica si ha già perso la propria vita eterna. Quindi non bramate di avere, ma accontentatevi di quello anche poco che Dio vi darà, non pretendete nulla da Egli.

I falsi profeti:

15Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci!
Una lettura superficiale ci potrebbe far dire che i falsi profeti sono quelli che parlano contro i veri profeti, ma siamo certi che sia questo il senso della parola, leggiamo bene …
Intanto prima di tutto si usa la parola falsi, il centro di discorso …


Se i profeti veri sono i messaggeri di Dio, i falsi profeti sono i messaggeri di satana, e sono anche coloro che conoscendo la verità, la usano contro la verità stessa. Ci sono oggi giorno diverse correnti di pensiero nella stessa casa di Dio, le quali non accettano certe cose, per cui si oppongo ad esse diventando falsi profeti, costoro conoscono bene la parola di Dio, ma la usano contro i veri profeti di Dio … 


Poi ci sono altri come i testimoni di Geova falsi profeti,  che confondono le genti e le portano alla perdizione, ma non ci sono solo costoro nello scenario delle religioni mondiali, ve ne sono altri, anche tra i così detti veggenti del giorno d’oggi, che vorrebbero asserire una verità che appare conforme al pensiero di Cristo, ma che invece contiene elementi contrari al pensiero di Dio.


Purtroppo anche in seno alla chiesa esistono questi soggetti, che volendo stabilire un principio diverso, si pongono in antitesi a Cristo stesso che ha già posto tutte le regole perfette, immutabili nel tempo, che ha già delineato con precisione, ciò che è bene da ciò che è male, ha già diviso il bene dal male, il vero dal falso, il perverso dal sano. Oggi invece si assiste ad un tentativo di cambiare le regole, giocando con l’astuzia, mediante ufficialità, mediante poteri forti, per uniformarsi ad un pensiero moderno della società e alle nuove impellenti necessità di un popolo in continuo mutamento, che chiede alla chiesa stessa, di adattarsi al nuovo che avanza. 


Ma Cristo ha già posto, per ogni tempo la sua legge che sempre la stessa, e chi si oppone ad essa tentando un raggiro della stessa è un falso profeta.   Quindi Gesù ci dice attenti ai falsi profeti che vengono a voi vestiti in candide vesti, attenzione al termine
candide vesti, sta ad indicare che coloro i quali tenteranno di cambiare la legge di Cristo non sanno fuori dalla chiesa ma dentro di essa, il termine candido, sottolinea una particolarità, che si avvicina alla santità, cioè saranno coloro che sono posti in alto.  Non ha usato queste due parole per nulla, candide indica pulite, bianche, perfette, cioè si mostrano nell’apparenza perfetti ma sono lupi rapaci, il fatto che scelga la parola rapace sta ad indicare la natura di costoro, un rapace è un animale aggressivo, attento, che osserva il momento giusto per ghermire e quindi sbranarti; rapace e lupo, cioè una chimera.



 “16Dai loro frutti li riconoscerete.”

Sta parlando di quello che loro vanno seminando(il frutto) cioè quelle che sono le loro opere, si riconoscono per quello che lasciano dietro a se,  lupi rapaci, sbranano le loro vittime, e quindi lasciano dei residui di quello che fanno, da questi voi saprete chi sono, dalle vittime che avranno lasciato sul loro cammino. Saranno costoro che vi faranno capire chi sono i falsi profeti.  Quindi se semi zizzania raccogli zizzania, ma se semini grano raccoglie grano. 


Cosa significa questa frase?

 Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? 17Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi;
Che esistono sulla terra due tipi di esseri umani, quelli che provengono da Dio e quelli che non provengono da Dio. I buoni e i cattivi, entrambi danno frutti, solo che i buoni daranno frutti buoni mentre quelli cattivi i loro frutti non sono commestibili.

 18un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. 19
Quindi l’uomo che viene da Dio, produce solo frutti di Dio, mentre quello che viene dal maligno produce frutti del maligno.

Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco.
Qui specifica un'altra cosa, che pur essendoci persone buone, che vengono da dio, queste però potrebbero perdere la grazia di essere figli di Dio, per cui come per l’albero, i suoi frutti verranno raccolti, ma invece di usarli verranno gettati via

20Dai loro frutti dunque li riconoscerete.
Quindi dal frutto, cioè dal figlio si potrà capire chi se l’alberò è stato un buon genitore, quindi tutti coloro che vedranno questi frutti, sapranno che i loro genitori sono stati delle brave persone che hanno fatto la scelta migliore.

21Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demoni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. 23Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.

Qui è chiaro che non serve gridare al Signore ed implorarlo di entrare nel suo regno, se non abbiamo fatto nulla per meritarlo, se per tutta una vita l’abbiamo ostacolato, non serve, perché solo chi ha fatto di sua volontà, la volontà di Cristo, otterrà il premio. Ma c’è un particolare che si comprende dal testo, in partica Yeshua preferisce premiare coloro che non sono stati spinti da Cristo ad essere così, ma hanno fatto tutto per scelta loro. Yeshua fa capire che il suo metro di valutazione è in pratica espresso in questo modo, preferisce dar il premio a coloro che si apprestano di loro spontanea volontà, senza richiesta di Cristo stesso, ad essere figli Suoi, che invece  coloro che sono stati chiamati, in pratica riconosce più meriti verso coloro che hanno desiderato amare il Signore senza che Egli lo chiedesse loro.

Poi specifica che coloro che si apprestano a far la sua volontà, non dovranno un giorno dire, Signore noi abbia fatto questo e quello, per cui si aspettano un premio, con il Signore questo non funziona, anzi Egli mi disconoscerà, perché pretendete dal signore quello che Egli vi darebbe lo stesso, senza che voi glielo chiediate, quindi i credenti non devono mai chiedere nulla in cambio, dovete fare sempre la vostra parte senza pretendere nulla, dal Signore e accettare qualsiasi cosa Egli vi darà anche niente.

Gesù parla di chi è realmente la ROCCIA o detta Pietra.

24Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.

Dice Yeshua, chiunque ascolta il verbo di Dio, e mette in pratica quanto in nel vangeli e nell'antico testamento, sarà considerato un uomo saggio, perché avrà compreso la lezione del Signore, fa l’esempio della casa, che colpita del vento, dalla pioggia dai fiumi essa non cadrà, perché costruita sulla roccia, qui si comprende benissimo che la roccia è Cristo stesso, altri non potrebbe essere, perché la roccia è in realtà la parola stessa cioè il verbo di Dio, che è il nocciolo duro di tutta la legge di Dio, quindi la roccia = verbo di Dio. Di conseguenza se un uomo poggia la sua fede sulla roccia cioè sul verbo, nessuno potrà scalfire quella roccia, perché diviene un tutt'uno con il Verbo. Infatti guarda caso, Dio edifica la Città Celeste su un alto monte, che altro non è che il parallelismo della roccia, sulla quale si fonda il trono di Dio. Per cui la roccia diviene fondamento per Cristo e rappresenta Yeshua il Cristo di Dio. Quindi dire Roccia e dire Pietra è la stessa identica cosa. Ciò significa che la Chiesa non può poggiare su un uomo che non è il Verbo di Dio, se la chiesa non poggia su Cristo, non è la chiesa di Cristo ma di un uomo.

 26Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia.  27Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Yeshua paragona l’uomo stolto alla sabbia, quando sappiamo che l’uomo fu creato dall'argilla, che è più solida della sabbia, ma fa capire in questo caso, che se l’uomo non si poggia sulla roccia di Cristo, fonderà la sua certezza su una cosa che non regge la sabbia, cioè che non ha solidità. Solidità nella parola di Cristo, perché solo Cristo Roccia e Verbo”.

28Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: 29egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.
In questo le folle di quel tempo riconosco in Gesù qualcuno che è superiore agli scribi, ai dotti del tempio, perché sa spiegare la parola che è nella legge antica e che nessuno uomo sapeva dar spiegazione. Le folle quindi capirono chi era Cristo. Si comprende dal modo in cui è costruita la frase stessa.

Questo passo fa capire un'altra cosa, che Dio alle volte sceglie tra gli uomini persone per indirizzare il popolo della chiesa, e mediante questi spiegare meglio i contenuti che potrebbero essere sfuggiti ad altri.  

Andiamo al passo:

Matteo 16:14-18
14 Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 15 Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». 16 Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17 E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Gionaperché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 18 E io ti dico:Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.


8 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.

Questo passo è estremamente chiaro, mi sembra strano che la chiesa si sia confusa, ma può essere come anche può essere che per qualche ragione politica, egemonica del tempo, abbia voluto interpretare come gli piaciuto.

Vediamo cosa dice la frase.

Intanto c’è da dire che in tutti i testi dei vangeli Yeshua non usa quasi mai la parola Pietro, ma sempre Simone di Giovanni, perfino dopo la resurrezione continua a chiamarlo Simone, il termine Pietro sappiamo che deriva dalla parola Kefà che significa sasso e non pietra. La Frase sarebbe contraddittori se interpretata come la chiesa l’ha voluta interpretare, cioè indicano in Pietro la pietra, sarebbe contraddittoria anche con il pezzo soprastante che è chiaramente chiaro il riferimento a cristo come roccia, non può essere Pietro, nella maniera più assoluta. Ma anche in questa frase ci rivela in realtà a chi si riferisce. 

Dice:
Tu sei Pietro, Pietro era li presente innanzi a Cristo, con cui sta parlando, credo che qui Cristo non abbia pronunciato Pietro, ma bensì Simone, come era di abitudine per Lui chiamarlo.

 e su questa pietra, si riferisce non a Pietro ma se stesso, il riferimento chiaro a se stesso, è il termine SU identifica se stesso, ma per essere ancora più chiaro e non sbagliarci, dice.

Edificherò la mia chiesa.  Non dice edificherò la tua chiesa, ma dice la mia chiesa,  quindi è chiaro e lampante che Yeshua parla di se stesso, altrimenti avrebbe usato il pronome tua e non mia, per identificare che era di Pietro e che Pietro sarebbe stato il fulcro, cosa che non è; quindi sta proprio dicendo che la chiesa sarebbe stata fondata su se stesso(Yeshua), LA MIA CHIESA e non la tua chiesa. È molto chiaro. Quindi il riferimento, non è a Pietro come Pietra ma è a Cristo stesso che si dice Pietra cioè Roccia, il Verbo è indistruttibile come una roccia, in senso figurativo, cioè duro coriaceo, indistruttibile quando dice le mie parole non passeranno mai, sta indicare che il suo verbo parola è come una  roccia ed è eterna.

 e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.

Questo intende dire che solo la sua chiesa(la mia chiesa di Cristo), = (MIA di mia proprietà dice Cristo), non preverrà il  maligno, se fosse stata la chiesa di Pietro non avrebbe detto questa frase con il pronome MIA, perché Pietro non è ne pietra e ne roccia, ne tanto meno il Verbo, né Parola, per cui è chiaro a chi si riferisce Cristo, a se stesso, dice su di me e su coloro che mi seguono nella verità, il maligno non potrà aver ragione, questo intende. Infatti sui santi, il maligno non può far nulla, neppure sulle anime elette può far nulla, provate a esorcizzare un posseduto in nome solo di Pietro senza parlare di Cristo, dello Spirito Santo, della Vergine del Padre, degli angeli e di tutti i santi,  vedrete che in nome Pietro non fare un tubo di nulla, perché il maligno riconosce solo l’autorità di Dio, del Suo Cristo della Madre Sua e dei suoi pari, cioè gli arcangeli e nessun altro.

Se fosse vero che la Chiesa poggia si Pietro, allora si sarebbe potuto esorcizzare in nome suo, ma non è così, Cristo non ha mai dato la sua Gloria a nessuno! 
Ci siamo capiti!!!

Oltretutto questa frase indica anche un'altra cosa, che solo Cristo ha vinto il maligno in terra tanto quanto nei cieli e sottoterra, con il sua nascita, martirio, morte e risurrezione. Pietro non ha vinto propri nulla, anzi ha anche tradito Cristo, se dobbiamo essere precisi. Quindi la frase  “e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” è riferita unicamente a Cristo, perché su di esso gli inferi, non potranno mai prevalere.  

Che Yeshua il Santo di Dio, abbia dato a Pietro l’ordine di fondare la Chiesa sua, Si, ma non su Pietro e credo che la chiesa in realtà sappia che questa è la verità!



Alla chiesa:
E' Cristo o Pietro che ha vinto Satana? 

Come poteva la chiesa reggersi su Pietro se esso non ha vinto Satana?