sabato 30 maggio 2015

Gesù insegna come si giudica!


Gesù insegna come si giudica!



Premetto spiego solo, non giudico nessuno, non è in mio potere!
Però se posso correggo!

(Giovanni 7:24)
Gesù: Non giudicate secondo l’apparenza, ma giudicate con giusto giudizio.”
La frase è composta da due  affermazioni
Non giudicare secondo l’apparenza! Ma Giudicate con giusto giudizio!
Primo vediamo di capire le parole che fanno parte dell’affermazione …
Giudicare/te, giudizio, apparenza, giusto.

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Giudicare
giudicare (letter. ant. iudicare) v. tr. e intr. [lat. iūdĭcare, der. di iudex -dĭcis «giudice»] (io giùdico, tu giùdichi, ecc.; come intr., aus.avere). – 

Il giudicare è la capacità di formulare dentro di se un opinione, relativa ad un qualsiasi azione umana e non umana, personale o collettiva, in sostanza è la capacità di discernere e comprendere azioni, pensieri, moti dello spirito propri ed altrui(sentimenti),e darne in modo più o meno esaustivo una definizione, un esisto. Si dice che l’occhio, l’orecchio, la mano, il cuore, ecc, giudicano, ma ciò è falso perché queste parti non sanno cosa sia il giudizio, ma servono per percepire stimoli esterni per possono aiutare la mente a comprendere e definire un giudizio.

Quindi il giudicare è l’azione e la facoltà mentale dell’esprime un parere, usando la ragione, la logica e la conoscenza data anche dalla propria personale cultura; [che potrebbe anche comprendere eventualmente un aspetto soprannaturale(che però esce dalla logica umana)]. Ovviamente chi più conosce più avrà un metodo di giudizio superiore agli altri, ma il giudizio non si può trarre senza lo spirito, perché sarebbe un giudizio arido, freddo e fine a se stesso, un calcolo, in altre parole disumano.

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Il giudizio, è l’ azione del giudicare, in sostanza è  la decisione su un determinato argomento, azione, ecc. Emetto il mio giudizio, ti giudico, emetto la sentenza, la condanna, il voto, il pensiero, ecc.

Noi esseri umani non siamo capaci di emettere giudizi senza una nostra personale interpretazione, c’è sempre qualcosa di umano nei nostri giudizi, per quanto possano essere perfetti, rigorosi, fiscali, scientifici, tecnici; chi non imprime nel proprio personale giudizio, questo aspetto umano, esso non è un essere umano.(non ha umanità), possiamo dire un soggetto patologicamente arido.

Per cui esiste il giudizio personale e quello collettivo.

Il personale, perché emesso da un solo soggetto.

Collettivo prodotto da un insieme di soggetti.

Quale dei due tipi di giudizio è più perfetto?
Beh è intuibile, una comunità di qualsiasi essere, può emettere un giudizio superiore a quello di un solo essere, a meno che l’essere in questione non possegga un intelligenza e una sapienza di gran lunga superiore a tutti, l’unico che sfugge a questa logica è Dio. Ma allora entriamo in un altro campo! Il giudizio umano è un giudizio imperfetto!

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Giusto: deriva dalla parola giustizia ed è colui che dice la verità. O semplicemente colui che giudica con giustizia e con verità. Per cui ovviamente per logica un giusto è colui che possiede la giustizia, cioè la verità.

Ma quanti tipi di giustizia esistono? Due!

Quella umana, e quella divina o spirituale.

La giustizia umana è limitata all'essere umano e dalle sue comprensioni (capacità mentale di comprendere), cioè alle sue capacità di giudizio, sempre limitate, che siano personali o collettive ma sempre limite sono, anche una collettività può sbagliare ed essere anch'essa fuorviata, non solo il singolo soggetto.
La seconda tipologia di giustizia è quella divina o spirituale che nessun essere umano possiede, ma solo Dio stesso. Oppure un essere umano preso da Dio stesso, cioè dal Suo Spirito, ma qui entriamo in un campo complesso.

Si può giudicare senza verità?
Il problema sorge perché senza verità, non sussisterebbe la giustizia. Quindi la risposta è No!
Quindi secondo la fede chi è il più grande giusto? E’ Dio!
Per cui solo Dio sa giudicare con giustizia perfetta, cioè con perfetta verità!

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Apparenza deriva dalla verbo apparire.
Apparire significa:  farsi vedere, presentarsi allo sguardo, mostrarsi, anche comparire, relativo a persone, animali o cose,
il termine può avere due sensi diversi, una positiva e una negativa.
Quella positiva sta ad indicare come si mostra qualcosa, come si fa vedere una persona, come è vestita una persona, in che maniera e forma è vestito un soggetto, può essere anche inteso come il rivestimento quello che sta all'esterno di qualcosa. Si mostra in un certo modo. È riferito anche a evento straordinario di natura soprannaturale.  

Nella senso negativo, alle volte si dice “quello che appare non è”, prende così una connotazione negativa, per indicare che l’apparenza può ingannare.
Quindi apparenza può prendere due diversi aspetti, negativo o positivo.
Nell'antichità il termine apparire, ha un senso più negativo che positivo, alle volte lo usavano in contrapposizione al termine verità o realtà, cioè inteso come falsità.
Quindi l’apparenza è una cosa falsa, ingannevole.

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Torniamo alla nostra frase detta da Gesù:
Non giudicate secondo l’apparenza, ma giudicate con giusto giudizio.”
“Non giudicare secondo l’apparenza!

Cosa significa?  Che non bisogna giudicare guardando l’aspetto del soggetto, perché quello che si vede potrebbe  non corrispondere a verità.  Come il proverbio che dice l’abito non fa il monaco, Gesù in pratica dice proprio questo, non badate a come è vestito, quello che ha, come si presenta a voi , con che titolo, se Re o papa o altro, se è intelligente o meno, se è colto o meno, se ricco o meno, ciò che appare non è importante. Non sono queste le cose importanti questo dice Gesù.
Non giudicate stando a ciò che si mostra, a ciò che si vede, perché può essere un inganno, ben studiato, per trarre in inganno molti!

Dire non giudicate secondo apparenza significa che si può giudicare, altrimenti se fosse stato che non bisognava giudicare in assoluto il termine apparenza non vi era, allora la frase prendeva proprio un senso perentorio e assoluto di impossibilità di giudizio, invece il termine apparenza è l'opzione che indica che si può giudicare ma facendo attenzione a determinate cose. Quindi non è affatto vero quanto taluni sostengono che si fa peccato se si giudica, perchè qui è chiaro il concetto, si può giudicare facendo attenzione al metro di giudizio. 

“Ma Giudicate con giusto giudizio!”

Giudicate con verità e giustizia.
Quindi escludendo l’inganno, ed escludendo le apparenze, cioè non tendo  conto di chi hai innanzi, chiunque sia, povero o santo, puoi operare con giustizia e verità, quindi fornendo un giudizio perfetto!
Ora abbiamo capito cosa Gesù intendeva e come si dove procedere per aver una sentenza giusta!
Quindi non iniqua, non parziale, un giudizio pieno di verità e non la parzialità, ponendosi in modo giusto, cioè umano.

Questa espressione però fa capire che il giudizio non solo deve essere giusto e vero, ma anche deve essere più un giudizio di correzione che un vero giudizio, che spetterebbe solo a Dio.
Perché Gesù in altro punto specifica che bisogna correggere i fratelli e non giudicarli, per cui anche questa espressione rientra nella medesima logica.

Solo Dio può emanare un giudizio di condanna, l’uomo non lo può fare.
E questo significa anche che le scomuniche sono arbitrarie, perché sono una condanna.
Ma l’insegnamento di Gesù non riguarda solo la sua chiesa, i suoi apostoli, i santi ecc, ma chiunque voglia giudicare un soggetto umano, Gesù pone la legge precisa su come deve essere fatto il giusto giudizio, per non errare e non cadere nell'errore o nell'inganno!

Gesù: (Apocalisse 2:2) “Io conosco le tue opere e la tua fatica e la tua costanza e che non puoi sopportare i malvagi e hai messo alla prova quelli che si chiamano apostoli e non lo sono, e li hai trovati mendaci;".

In questo passo Gesù in apocalisse spiega che la chiesa di Efeso, ha saputo provare l’autenticità di alcuni apostoli ed altri li hanno trovato mentitori, molto probabilmente utilizzando il metodo insegnato da Gesù agli apostoli, di non guardare l’aspetto esteriore, ma di guarda in fondo all'animo.

Ovviamente si comprende anche che se un essere umano decide di porsi a giudizio per correggere il suo prossimo, il suo giudizio deve essere imparziale e più possibile vicino alla verità, cioè sta significare che deve essere più lontano possibile dal peccato. Perché verità e peccato sono in antitesi tra di loro, come appunto spiega anche il passo: apocalisse 2,20: “Ma ho questo contro a te: che tu tolleri quella donna Jezabel, che si dice profetessa e insegna e seduce i miei servitori perché commettano fornicazione e mangino cose sacrificate agl’idoli.



L’apostolo esprime questo pensiero:

(Romani 2:1,3) “Perciò, o uomo, chiunque tu sii che giudichi, sei inescusabile; poiché nel giudicare gli altri, tu condanni te stesso; poiché tu che giudichi, fai le medesime cose. …
E pensi tu, o uomo che giudichi quelli che fanno tali cose e le fai tu stesso, di scampare al giudizio di Dio?


Questo passo però suona un po’ strano, se lo leggiamo a confronto con le parole di Gesù stesso: 


Gesù: “Non giudicate secondo l’apparenza, ma giudicate con giusto giudizio.”
Se Gesù afferma che un qualsiasi essere umano può giudicare facendo attenzione a non cadere in inganno ed usando il giusto giustizio di verità, perché qui l’apostolo dice diversamente?

Stando alle parole dell’apostolo dice questo in sintesi … qualsiasi persona si appresta a giudicare non sei scusabile,  poi aggiunge “poiché nel giudicare gli altri, tu condanni te stesso; poiché tu che giudichi, fai le medesime cose.” sarebbe valido questo discorso, se tu non operi come prescritto e comandato da Gesù stesso, ma se tu operi come Gesù indica, non fai nessun peccato e le colpe non ricadono su di te, perché altrimenti la parola di Gesù verrebbe meno innanzi alla parola dell’apostolo.

“”E pensi tu, o uomo che giudichi quelli che fanno tali cose e le fai tu stesso, di scampare al giudizio di Dio?””

Quello che conta non è tanto il giudizio di chi lo fa, ma come lo fa il giudizio, se l’uomo segue la parola di Gesù e le sue prescrizioni cioè i suoi comandi non commette alcun  peccato, perché quello che Gesù ha affermato, è legge eterna, come quella del Padre Suo!
Quindi qui c’è da capire a chi vogliamo credere!

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Ma anche questa affermazione deve essere sottoposta alle medesima affermazione di Gesù: “Non giudicate secondo l’apparenza, ma giudicate con giusto giudizio.”

(Matteo 7:1,3) Gesù: “Non giudicate acciocché non siate giudicati; perché col giudizio col quale giudicate, sarete giudicati; e con la misura onde misurate, sarà misurato a voi. E perché guardi tu il bruscolo che è nell'occhio del tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell’occhio tuo?

Non giudicate affinché non siate giudicati, perché secondo il giudizio che giudicate sarete giudicati, secondo quello che scrive è anche giusto, ma anche questa affermazione se letta con l’ottica dell’affermazione del vangelo di Gv, bisogna dire che non segue lo stesso parametro, cioè se prendiamo la parola di Giovanni come assolutamente  valida, e parola vera di Gesù, nessuno può dire il contrario, si legge che praticamente il giudicare perché non siate giudicati e col giudizio che giudicate sarete giudicati, ma se Gesù insegna un metodo per poter giudicare con giusta verità, questo significa che il metodo di Gesù essendo parola del Padre Eterno è giusto! Ma come detto sopra sicuramente il suo intendimento non era rivolto al giudicare ma al correggere. Quindi cambia il metro, il giudizio non è più rivolto al giudicare ma al correggere. Non giudica per condannare ma per correggere si.


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Una cosa importante che ho dimenticato nel testo, gran parte di queste parabole che Gesù afferma le dice in buona parte ai suoi apostoli, e anche questo discorso degli insegnamenti sul giusto giudizio e sulla giusta correzione,  e sul giudicare(condanna) sono rivolti non al popolo ma principalmente ai suoi apostoli, perchè? Ma il motivo è semplice, Cristo sapeva, che nel corso della storia l'uomo di chiesa cioè i futuri apostoli(preti) e discepoli, all'interno della sua Chiesa avrebbero prodotto una legge che gli consentiva di scomunicare gli essere umani, per questo Cristo fa queste affermazioni, comanda ai suoi 12 apostoli che nessuno deve permettersi di dare alcun giudizio in forma di condanna verso nessuno, perchè questo spetta solo al Giudice Supremo cioè il Padre Celeste. Invece la chiesa forse nell'errore ha inteso che fosse un discorso per tutti i credenti, senza intendere che invece era un discorso che puntava a se stessa, perchè i primi a condannare sarebbero stati proprio loro. Inoltre la chiesa è stata condotta in questo pensiero erroneo dai testi di Paolo di Tarso che appunto ha sentenziato qualcosa contro la stessa parola di Cristo quando ha affermato " se anche un angelo da cielo portasse un vangelo diverso sia anatema", questa frase, è in netta opposizione alla parola di Cristo del non giudicare, cioè del non condannare, invece Cristo insegna ai suoi apostoli che avrebbero dovuto adottare sia il giusto giudizio che la giusta correzione, invece con l'introduzione del pensiero di Paolo di Tarso, anche la giusta correzione e il giusto giudizio sono svaniti perchè oppressi dalla sue stesse parole rese addirittura più importanti di quelle di Cristo stesso, cosa dire aberrante. Infatti sono secoli che Paolo di Tarso ha preso sempre più potere nella chiesa, sostituendo molto spesso e oscurando Cristo stesso, oggi infatti si riportano spesso i  suoi scritti anzichè quelli di Nostro Signore Gesù il Cristo.  



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I due passi di Paolo.
Intanto prima di tutto, se non pone il motivo di simile espressione nemmeno si comprende perché parla così 1Cor. 6,1 : ve’è tra voi chi, avendo una questione con un altro, osa farsi giudicare dagli ingiusti anziché da santi?

Paolo considerava che le comunità cristiane dovevano farsi giudicare da coloro che era preposti su di essa, cioè dagli apostoli, ed invece taluni di loro, preferivano il giudizio di coloro che erano fuori da esse, paolo li identifica come ingiusti.

(1 Corinzi 6:2,3) L’apostolo Paolo ha scritto: "Non sapete voi che i santi giudicheranno il mondo? E se il mondo è giudicato da voi, siete voi indegni di giudicar delle cose minime? Non sapete voi che giudicheremo gli angeli? Quanto più possiamo giudicare delle cose di questa vita!;

E ancora Paolo scrive: (1 Corinzi 14:29) “Parlino due o tre profeti, e gli altri giudichino;


Non sapete voi che i santi giudicheranno il mondo?

Di quali santi parla?
Se nessuno uomo in terra è santo, ma solo coloro che sono presso il Padre Eterno sono santi.
Quindi il giudizio di codesti santi, potrà avvenire solo e solamente presso il Padre celeste e non certamente presso gli uomini.

E se il mondo è giudicato da voi, siete voi indegni di giudicar delle cose minime?

Intanto vediamo cosa intendeva per cose minime,  per minimo intendeva le cose più banali, più piccole, di poca entità, quindi era riferito ai peccati minori.

Perché dice che sono indegni di giudicare i peccati minori?
Intendeva dire che coloro che non si prestavano a essere giudicati dalla medesima comunità, non potevano essi stessi a giudicare altri neppure nei peccati più piccoli.
Non sapete voi che giudicheremo gli angeli?

Secondo Paolo, gli apostoli, discepoli e i successori hanno il potere di giudicare gli angeli, come se gli angeli fossero esseri a noi inferiori, quando in realtà sono a noi superiori in tutto.

Questo non è affatto vero, non è per quanto si può giudicare che viene un premio, come se fossimo noi la condanna degli angeli, è assurdo, gli angeli possono essere giudicati da chi è superiore a loro e noi certamente non lo siamo. Essi sono sottomessi a noi per volontà divina, ma essi non sono sottomessi a noi, per nostra volontà, si sottomettono a noi per aiutarci in tutto, ma essi non sono soggetti a noi. Cosa disse Gesù di se stesso, che Egli è venuto per servire, non per essere servito, così fanno gli angeli, essi sono qui per servire noi, ma non nel senso che noi crediamo. Essi non sono schiavi nostri, ed essi non posso essere da noi giudicati, visto che essi si sono sottomessi alla volontà celeste e non alla nostra, per il bene nostro, non loro. Quindi gli angeli si sacrificano anche per noi, di conseguenza nessuno essere umano santo che sia può giudicare un angelo, visto che in giudicabile da noi esseri umani, dato che anch'essi come Cristo danno la loro vita per noi!

Essi non sono giudicabili da noi, ma solo da Dio, inoltre questa affermazione è anche non corretta perché gli angeli decaduti hanno già ricevuto la loro condanna, cioè il loro giudizio, altra condanna nessuno darà loro, più dell’inferno dove devono andare? Li sono e li verranno rigettati e ci rimarranno!

Per gli angeli celesti, non ci sarà nessuna condanna dato che essi si sono già posti dalla parte giusta!

E poi che attinenza ha queste questione degli angeli, con la questione del giudicare, nessuna attinenza. Pare una questione ridondante, che non ha attinenza con l’essere umano.

Quanto più possiamo giudicare delle cose di questa vita! 
Le cose di questa vita le può giudicare solo il Padre eterno, suo Figlio e lo Spirito Santo e gli esseri superiori a noi.


venerdì 29 maggio 2015

Affermazioni contraddittorie!!!

Affermazioni contraddittorie!!! 
Ma di chi? Create da chi? Per quale ragione?

Prima di esporre il discorso che vado a proporre posto ancora un volta il passo che ho scritto sullo Spirito Santo, ispirato dallo Spirito Santo, mai scritto da nessuno prima di me. Lo posto perché ci sono delle ragioni molto precise per affermare le considerazioni che poi farò e che dimostreranno alcune cose …

Se si stabilisce che un qualsiasi essere umano,
 preso dallo Spirito Santo, non può smentire un altro suo pari,
proprio perché lo Spirito Santo non smentisce mai se stesso!

Allora dobbiamo dire che:

Lo Spirito Santo è prefetto!
Lo Spirito Santo non sbaglia Mai!
Lo Spirito Santo non si contraddice Mai!
Lo Spirito Santo non si smentisce Mai!
Lo Spirito Santo dice sempre la Verità!

Quindi come può un apostolo dire che un altro apostolo ha sbagliato?
Se in quello che ha sbagliato vi era lo Spirito Santo?

Possiamo sintetizzare la domanda così:

Come può un "santo, apostolo, profeta"
smentire un altro "santo, apostolo, profeta "
se in entrambi vi è lo Spirito Santo?

E come può il Figlio di Dio Padre, dire prima una verità e poi smentire Se stesso in un secondo momento, se in Esso è sempre presente lo Spirito Santo costantemente!?

Allora se il Figlio di Dio non può smentire Se stesso, perché smentirebbe lo Spirito Santo e chi lo ha mandato il Padre Eterno, allora vediamo di rispondere e capire bene questi passi dei vangeli e soprattutto capire altre cose.

Se poniamo lo Spirito Santo come arbitro, quale delle affermazioni evangeliche è vera o ha più credibilità?

1.      In Mt 5,17-18: «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto»


Gesù dice in sintesi: non sono venuto ad annullare la legge o i profeti, di quale legge parla?
Della parola data da Dio Padre in origine di cui Egli stesso conosce/va bene, perché Gesù fa ben capire che egli Era vivente prima ancora che l’uomo esistesse, per cui Esso conosce perfettamente la Legge eterna, non la può smentire, perché smentirebbe ste stesso!
Rimarca: non sono venuto per abolire ma per dare compimento! Quindi Gesù sottolinea bene, in modo preciso che Egli non vuole distruggere la legge del Padre Suo, ma vuole renderla maggiormente manifesta e la vuole spiegare meglio, con più particolari.   
E poi affermare che, ne cielo ne terra passeranno prima che tutto quello che sta nella legge eterna sia compiuto.

Dato che il giudizio universale non è ancora venuto, tutto sussiste ancora, cielo e terra esistono ancora, per cui pare che per Gesù in questo passo del vangelo di Matteo, la legge eterna sia ancora da rispettare integralmente com’è stata data in origine!

2.      Però abbiamo un passo del vangelo sempre di Matteo che pare indicare un pensiero diverso contrario a questo appena annunciato.

Mt 19,16-19, Gesù: «Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: “Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?”. Egli rispose: “Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti”. Ed egli chiese: «Quali?”. Gesù rispose: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso””.

Gesù trova la domanda di quest’uomo scontata … e gli risponde “Perché mi interroghi su ciò che è buono?” logico Gesù si chiede perché questa persona gli pone quella domanda che egli stesso probabilmente conosce la risposta … visto che poi dice “uno solo è buono” e specifica quello che l’uomo sa già, “osserva i comandamenti” questo tizio pare chiedere a Gesù quali sarebbero come se non li conoscesse, penso che questo discorso, sia in realtà una provocazione fatta verso Gesù …  perché certamente gli ebrei conoscevano la legge, magari non conoscevano perfettamente l’interpretazione esatta delle stessa, ma i comandamenti li conoscevano bene, perché venivano insegnati fin da bambini, per cui era impossibile che non li conoscessero, se l’uomo che ha posto tale domanda era un ebreo, ma si può pensare che lo fosse per la risposta stupita di Gesù. “Perché mi interroghi su ciò che è buono?” La risposta di Gesù è molto strana: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso””.  Pare veramente molto anomalo che Gesù abbia volutamente ricordato solo questi comandamenti e non quelli fondamentalmente più importanti. Non poteva certo dimenticarsi, il 1-2-3-4… quindi è una manomissione a posteriori …
Ricordo inoltre che i primi 4 comandamenti sono fondamentali sia per il cristianesimo che per l’ebraismo come religione monoteistica, per cui la rimozione da parte di Cristo era impossibile.


3.      In Mt22,36-40, Gesù pare dire questo: “Maestro, qual è il più grande comandamen­to della legge? Gli rispose: Amerai il Signore Dio tuo con tut­to il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il se­condo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stes­so. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”

Se i testi non sono stati modificati da copisti, durante i vari concili , risulterebbe che Gesù ha dato diverse versioni in Matteo. Prima attesta nel primo punto (1) in alto che tutta la legge deve essere rispettata, così come è stata data in origine; nel secondo punto (2) riduce la stessa a soli 6 comandamenti facendo sparire i primi 4, fondamentali; nel terzo punto (3) invece ristabilirebbe un ordine normale, includendo anche il comando di amare il prossimo, sempre espresso da Gesù nella sua predicazione.

Però questo ci fa capire, che almeno uno di questi 3 passi del vangelo di Matteo è stato in parte modificato, proprio perché Gesù essendo il figlio di Dio Padre e pieno di Spirito Santo, non contraddice se stesso mai, ne la legge del Padre Suo, oltretutto ricordo che Gesù stesso dice di se stesso, che Egli porta la volontà del Padre Suo a compimento, quindi se ciò è vero e io sono stra sicuro che è così! Ciò significa che almeno uno di questi passi del vangelo di Matteo è stato modificato a posteriori, per aver la possibilità di mutare la legge o la parola espressa da Gesù, per altri scopi.

Tenendo presente che lo Spirito Santo non contraddice mai se stesso, e quindi neppure il figlio Gesù lo farà mai, ciò significa che uno solo di questi passi è realmente e totalmente autentico!

Ma quale sarà?  Semplice!
Il primo(1), perché Gesù attesta nei vangeli che Egli è nel Padre e il Padre è esso, Cristo fa la volontà del Padre che lo ha mandato, e fa le opere che il Padre gli da, da fare, quindi Gesù attesta la volontà del Padre sul mondo, e certamente non può modificare la parola del Padre Suo, se non è il Padre stesso a volerlo! Ma Gesù specifica chiaramente nel passo Mt. 5,17-18 che il Padre conferma mediante Egli stesso la legge e i profeti. Egli fa solo un azione di miglioramento della comprensione della stessa, e apporta un comandamento che probabilmente l’essere umano aveva rimosso, ma che in origine esisteva già. 


Nessun ricco avrà il regno dei cieli!

Nessun ricco avrà il regno dei cieli!


Mt 19, 20-26, si legge: «Il giovane gli disse: Ho sempre osservato tutte queste cose; che mi manca ancora? Gli disse Gesù: Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quel­lo che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi. Udito questo, il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze. Gesù allora disse ai suoi disce­poli: In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli. A queste parole i discepoli rimasero costernati e chiesero: Chi si potrà dunque salvare? E Gesù, fissando su di loro lo sguardo, disse: Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».

Cosa significa la parabola?
Gli apostoli sono scandalizzati, e perplessi e si chiedono ma se nessun ricco potrà avere il regno dei cieli, chi lo potrà avere? Intanto prima di tutto c’è da capire perché gli apostoli si pongono questo pensiero, come se essi pensavano che un po’ di ricchezza poteva anche star bene anche nelle loro tasche …

Ma Gesù che ha l’occhio lungo, cioè vede nelle loro menti, risponde guardandoli fissi … “Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile” Cosa sta a significare questa frase?  

Non indica che impossibile che un ricco possa avere la vita eterna, ma indica che solo Dio può decidere se salvare un ricco o no! “In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli.”

In questo caso il ricco deve aver fatto molte più opere di bene rispetto ad un povero, dato che esso ha avuto molto, sia in onori, che ricchezze, per cui per guadagnare il regno dei cieli, deve aver accumulato un tesoro di ricchezze ultraterrene almeno pari alla ricchezza che aveva accumulato in terra, per quello che è molto difficile che un ricco possa essere salvato.  Quindi più grande è la ricchezza di un uomo sulla terra e minore sarà la sua possibilità di essere salvato, per cui minore sarà la sua ricchezza maggiore potrà essere la possibilità della salvezza, però nemmeno un povero si senta escluso da tale considerazione, perché se esso non ha nulla, ma non accoglie il figlio di Dio in se, esso non otterrà la vita eterna. Però come dice Gesù nulla è impossibile a Dio.  Ma questo passo fa capire una cosa, che chi si appresta ad essere servitore di Cristo deve rinunciare a tutto quello che è terreno e deve seguire Cristo senza casa, senza tesori e senza averi, se un uomo non fa ciò non è di Cristo, ma è del mondo che lo ha generato, non è di Cristo!. Per cui questa parabola vale per tutti gli esseri umani, ma soprattutto per coloro che voglio essere suoi seguaci, cioè coloro si vogliono chiamare apostoli, quindi è un monito che Gesù fa alla chiesa di ogni tempo. Che se essa diventa ricca e otterrà onori e ricchezze non potrà anch’essa aspirare all’eternità salvo casi eccezionali.


La chiesa deve ben tener presente che la parola di Cristo vale prima di tutto per essa, e poi per il gregge affidato ad essa da Cristo nostro Signore! 

Però un ricco, che opera nella bonta del suo essere, ed aiuto chiunque, sicuramente Dio ne terrà conto alla fine della sua esistenza, ricordiamoci che è Dio che sentenzia e nessun uomo lo può fare...Quinid tutti i ricchi volendo possono essere salvati dipende molto da come usano la ricchezza che gl è stata donata, perchè anche l'essere ricco è un dono di Dio. 

giovedì 28 maggio 2015

CHI è STATO GENERATO DA DIO?

CHI è STATO GENERATO DA DIO?


"18Sappiamo che chiunque è stato generato da Dio non pecca: chi è stato generato da Dio preserva se stesso e il Maligno non lo tocca. 
19Noi sappiamo che siamo da Dio, mentre tutto il mondo sta in potere del Maligno. 
20Sappiamo anche che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato l’intelligenza per conoscere il vero Dio. E noi siamo nel vero Dio, nel Figlio suo Gesù Cristo: egli è il vero Dio e la vita eterna.
21Figlioli, guardatevi dai falsi dèi!"


Questa affermazione che fa l’apostolo Giovanni:
“Sappiamo che chiunque è stato generato da Dio non pecca: chi è stato generato da Dio preserva se stesso e il Maligno non lo tocca.” 

L’affermazione non può riguardare nessuno che non sia direttamente generato da Dio.  Parliamo del verbo generare, dar vita, suscitare, originare e soregere, cioè di chi apporta il suo patrimonio genetico, per dar vita con se stesso ad un figlio.

Riguarda esclusivamente colui che è stato generato da Dio, cioè Cristo stesso, ma anche  sua Madre, dato che essa per essere immacolata cioè senza peccato originale, come il figlio suo, non poteva essere originata da uomo, altrimenti non poteva essere la Madre immacolata di Cristo …..

Quindi non chiunque può essere generato da Dio ma solo chi è figlio di Dio o Madre del figlio, ovviamente chi è generato da Dio viene preservato da qualsiasi attacco del maligno, perché il maligno non può nulla su chi è da Dio generato. Perché ha in se Dio stesso ed è egli stesso un Dio, di conseguenza egli è superiore al maligno.

“Noi sappiamo che siamo da Dio, mentre tutto il mondo sta in potere del Maligno. “
Essere da Dio, non significa essere generati da Dio, No!

Significa essersi posti sotto la tutela di Dio, ed essere divenuti partecipi della potenza di Dio, essere divenuti nuovi figli di Dio, ma non generati per la sostanza.
Prima che Giovanni e gli altri apostoli furono presi da cristo, come suoi discepoli e poi apostoli anch’essi erano nel mondo, sottoposti al potere del maligno.
Quindi essi divennero, di Cristo, solo quando accettarono e compresero chi era Cristo figlio di Dio, in quel momento divennero suoi.

“Sappiamo anche che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato l’intelligenza per conoscere il vero Dio. E noi siamo nel vero Dio, nel Figlio suo Gesù Cristo: egli è il vero Dio e la vita eterna.”

Figlioli, guardatevi dai falsi dèi
!

Giovanni dice, che  Gesù ha dato il potere dell’intelligenza cioè lo Spirito Santo che li aiuta a distinguere i falsi dei, cioè gli spiriti maligni dal vero Dio.  E raccomanda di far attenzione e di guardarsi dai falsi dei, cioè dai demoni, questa raccomandazione però fa capire qualcosa, che anche se avevano ricevuto il dono dell’intelligenza e altri doni che li aiutavano a comprendere, chi poteva aver in loro lo Spirito del male; Giovanni fa lo stesso una raccomandazione, perché evidentemente questo spirito maligno è abile, agile nel celarsi sotto mentite spoglie e potrebbe riuscir a vincere anche un eletto, un profeta, un apostolo ed anche un santo. Quindi guardatevi dai falsi dèi .


I peccati che conducono alla morte e alla non morte.

I peccati che conducono alla morte e alla non morte.

Prima lettera di Giovanni cap5,16-21
 16Se uno vede il proprio fratello commettere un peccato che non conduce alla morte, preghi, e Dio gli darà la vita: a coloro, cioè, il cui peccato non conduce alla morte.
C’è infatti un peccato che conduce alla morte; per questo dico di non pregare .
17 Ogni iniquità è peccato, ma c’è il peccato che non conduce alla morte.

Prima di tutto c'è da dire che Giovanni parla di un solo peccato che conduce alla morte, ma parla anche di un solo peccato che conduce alla non morte, ma sappiamo che di peccati ve ne sono molti, quindi bisogna capire cosa Giovanni intendeva per un solo peccato. Credo che Giovanni parli dei peccati che non conduno allamorte come quelli che sono da destinarsi al gruppo dei 10 comandamenti, presi tutti assieme, mentre quello unico che riguarda la morte è uno solo, vediamo di capire meglio.

 Qui Giovanni, parla di due peccati simili tra loro ma diversi.
1.      Il peccato che conduce alla morte
2.       Il peccato che non conduce alla morte.
Ma per rispondere a queste affermazioni bisogna capire di che morte parla l’apostolo!
Se è quella del corpo, non ha attinenza con la vita eterna, se è quella dell’anima cambia il discorso.
Quindi si comprende che il peccato di cui parla Giovanni è quello che riguarda l’anima.

L’unico vero peccato che porta alla morte vera, cioè quella eterna, o seconda morte è quello allo Spirito Santo il peccato non perdonato! (vedere link)
Di cui se uno lo compie è inutile chiedere perdono per esso, perché egli è già condannato, di conseguenza è anche inutile pregare Dio.

  
Mentre come insegna Gesù, tutti gli altri peccati possono essere perdonati compresa la bestemmia.

Per cui ecco questi sono i peccati che non conducono alla morte, però bisogna chiedere perdono a Dio pregando. Altrimenti anche questi possono condurre alla morte dell’anima!