giovedì 12 ottobre 2017

La Ruah: lezione a Radio Maria

TUTTI MI LEGGONO ANCHE I RELIGIOSI. 



Oggi pomeriggio alle ore 17 circa sono andato fuori per fare quattro compere, e in macchina come spesso faccio ascolto la radio, ho girato così per caso su radio Maria, stavo curiosamente pensando proprio allo Spirito Santo e toh mi capita questa trasmissione, chissà come mai, sono capitato su una lezione che parlavano di Ruah, cioè dello Spirito Santo, ebbene ascoltando quanto questo presentatore affermava, ho notato che costui deve avermi letto, perché le parole usate da esso come il termine ab eternum, com'è descritto nel sonetto rivelatore, che io ho interpretato, ovviamente chi fa questa descrizione non può riportare le mie parole altrimenti si fa plagio ma alcune parole per far capire si devono egualmente usare, inoltre la stessa tematica trattata era in rifermento alla femminilità della parola Ruah come appunto io stesso ho sempre asserito, infatti dice bene il commentatore che Gesù indicava lo Spirito Santo come La Ruah, al femminile e che poi i greci l'hanno tradotta la neutro per finire in italiano o meglio dire in latino al maschile, ma la parola originale in aramaico ed ebraico è al femminile e Gesù considerava lo Spirito Santo Donna, non maschio, come ho sempre detto, per cui si capisce che Radio Maria mia legge e non solo loro da quando molti mi testimoniano. Ascoltando poi la lezione devo però dire che il commentatore non ha saputo spiegare il senso vero convincere , anzi dire che ha sbagliato il senso, non era quello che Gesù intendeva. oltre alla tematica del cap. 13 di Giovanni riguardante lo spirito consolatore che qui ho trattato.  cap 14 giovanni  ed altri articoli sparsi nei miei blog. 








Quindi capisco bene che non solo mi leggono, ma anche mi studiano e come al solito non riportano di certo da chi prendono l'ispirazione, come sempre  queste cose dimostrano che c'è troppo orgoglio nelle persone per dire con umiltà non sono io l'artefice di tale intendere. 
Ma come dico sempre Dio sa, il problema è che la gente gli interessa solo il loro tornaconto e la gloria personale e quindi di chi abbia detto o scritto per primo non gliene frega un tubo di nulla, tanto perchè siamo cristiani e veri seguaci di Cristo, si con il binocolo. 

Da oggi riprendo la stesura di quello che stavo facendo, sto pensando se pubblicare il restante in un libro piuttosto che in rete, così non darò più da bere gratuitamente a quanti se ne sono approfittati e hanno ben mangiato sulle mie spalle, però vediamo. Anche perché alla fine io passo per un definente e loro per dei soloni, come sempre. Però come sempre poi Dio mi spinge a pubblicare quello che faccio perché anche lui sa che non avendo soldi per la pubblicazione non pubblicherei mai, per cui. Vedrò cosa farò.

Questa sera scriverò sullo Spirito Santo così chiarisco bene la questione definitivamente.

sabato 9 settembre 2017

Gesù figlio dell'uomo e Signore del Sabato.




Questa parabola l'ho interpretata già, ma voglio far notare un particolare interessante.


Dal VANGELO secondo Luca (Lc 6,1 – 5)

Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato». Parola del Signore.

Gesù prima di tutto attesta che lui è il Signore del sabato cioè lega se stesso con Dio stesso, perché questa parola si lega al giorno della creazione quando Dio dopo aver creato gli altri 6 giorni si riposò il settimo cioè il sabato, per questo Gesù si definisce il Signore del Sabato, perché egli stesso si riconosce essere lo stesso Dio che ha creato il tutto, in pratica Yeshua dice a noi di essere Dio in persona. Ma il pezzo ci racconta qualcosa di più.

In pratica dice che chiunque potrebbe mangiare alla tavola del Signore, servirsi di quello che Dio dispensa, l'esempio di re Davide cade giusto per il concetto di Gesù, che in sostanza esprime il suo desiderio di rendere lecito di nutrirsi per bisogno anche nel giorno di Sabato, ma dice di più, non è solo il nutrirsi inteso nel senso del nutrimento, ma di poter accedere all'offerta che si fa sull'altare, come dire che chiunque avesse bisogno di rifocillarsi di tale offerta lo potrà fare in virtù della verità. E cosa significa che chiunque è desideroso di prendere parte di quanto Dio mette a disposizione, lo può avere se è un suo desiderio, e se tale cosa corrisponde a verità. Gesù non parla per nulla di pani, il discorso che egli fa è riferito a se stesso, e vuole far capire che chiunque non solo gli apostoli possono prendere il pane cioè il suo corpo, non solo gli apostoli sono degni di ricevere il corpo e il suo sangue ma chiunque ne avesse sinceramente bisogno, l'espressione infatti la ritroviamo nell'ultima cena, Gesù stesso quindi si definisce il Signore del Sabato perché Egli ha lo stesso potere che Dio ebbe nel giorno del riposo ed Egli può mutare il corso degli eventi.
prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni” è la stessa azione che fa durante l'ultima cena, potremo dire che questo passo Gesù precede l'evento dell'ultima cena e lo anticipa. Inoltre afferma che lui è il figlio dell'uomo, questo concetto ve lo rimando a a questo link che avevo scritto. Dio il primo uomo. https://boanerges537.blogspot.it/2013/09/chi-e-il-primo-uomo.html



 La Chiesa legge questo passo in modo errato e minimalista riducendo tutto al pensiero umano, invece di leggerlo alla luce del pensiero di Dio.  


mercoledì 12 luglio 2017

AL SEPOLCRO!

AL  SEPOLCRO!



Questo l'ho iniziato a scrivere molto tempo fa ma non l'ho più terminato, vedo di terminare.

Mi sembra di aver scritto qualcosa, ma non trovo, va beh lo stesso, ho da scrivere qualcosa in più.

C.E.I74-Bibbia di Gerusalemme:

Giovanni 20

1 Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. 2 Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». 3 Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. 4 Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5 Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. 6 Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, 7 e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. 8 Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9 Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. 10 I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa.

11 Maria invece stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 12 e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. 13 Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto». 14 Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. 15 Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». 16 Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro! 17 Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». 18 Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto.

19 La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». 22 Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; 23 a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».
24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò».

26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 27 Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». 28 Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».
30 Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. 31 Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.



Giovanni: 20, 1-31; 21,1-23

Dice Giovanni, appena la donne giunsero al sepolcro videro che era vuoto, allora corsero a chiamare i discepoli Pietro e Giovanni. 
I quali accorsi al sepolcro lo trovarono anch'essi vuoto, e riposti i teli della sepoltura, compresero le parole profetiche di Gesù. 

Ma fu Maria Maddalena a rimase presso il sepolcro, fu in questo frangente che vide i due giovinetti (angeli) vestiti di bianco, essi rassicurano la Maddalena, ma si accorge che un altro giovane che era lì vicino, era Gesù, questo fa capire che Gesù aveva altre sembianze diverse da quelle terrene è più giovane di quando è morto, e Gesù dice: “donna perché piangi?   Chi cerchi? “ ella rispose, ma non sapendo chi fosse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi  dove lo hai posto e io lo prenderò”.  Ma Gesù rispose:  ”Maria!”  allora la Maddalena lo riconobbe: ”Rabbuni!” Maestro.

Gesù : “Non trattenermi perché non sono ancora salito al Padre . Ma va’ dai miei fratelli e dì loro: -salgo al Padre  mio e Padre vostro , Dio mio e Dio vostro”.
Quindi la prima a vedere Gesù risorto è la Maddalena, non gli apostoli.  E questo è un dato interessante. Inoltre l’aspetto di Gesù non è il suo aspetto terreno, ma quello trasfigurato, che aveva preso quando i tre discepoli lo videro, nella sua trasfigurazione sul monte.  Da ciò comprendiamo che le immagini a noi arrivate di Gesù sono del Gesù terreno, non del Gesù risorto! Gesù che ha lo stesso aspetto fisico del Padre Suo che è nei cieli. Poi alla sera della domenica appare in mezzo ai discepoli e li saluta dicendo : “Pace a voi!” mostra loro le mani i piedi e il fianco a testimonianza, del suo martirio. Affinché essi credettero con sicurezza che Egli era risorto. Aggiunge :” Pace a voi. Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi!”  e detto ciò alitò su di loro,  e aggiunse: “ Ricevete lo Spirito Santo,  a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi; a chi non li  riterrete, saranno ritenuti.”

 "Pace a voi. Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi!”   
Questa frase ci racconta qualcosa di molto importante. 
dice Come il Padre ha mandato Cristo, ed egli mando gli aspotoli, cosa ci fa capire cosa cela la frase, vediamo di farvi capire, andiamo all'apocalisse al brano che parla del collegio dei santi, più precisamente quando Giovanni descrive la composizione della corte celeste e dice che attorno a Dio ci sono 24 vegliardi, notate il numero, che sono antichi Re, sempre alla presenza della Gloria di Dio. Ora Notate una cosa curiosa, Gesù come figlio di Dio, cioè del Padre Onnipotente ha scelto per se stesso un collegio di 12 apostoli, che non sono re, ma li ha resi come re, perchè lì ha fatti fondamento simile al suo, che è il Figlio unigenito del Padre cioè del Re dei Re del Signore dei Signori. Il Padre ha 24 Re, il figlio ne ha 12 esattamente la metà, non è un caso che sia così, è stato voluto proprio con questa logica e dimostra anche un altro aspetto, la differenza tra Padre e Figlio, il Padre ha la sua corte di 24 vegliardi o consiglieri e il figlio ne ha 12 sotto di se, dimostra tecnicamente il potere dell'uno e dell'altro come dire il Padre è il doppio del Figlio, e Gesù infatti dice sempre che il Padre è più di Lui. 

Quindi  tornando alla Frase il Padre celeste invia il Figlio affinché esso si trovi 12 fondamenti  che saranno in realtà i 12 fondamenti della nuova Gerusalemme, c'è una connessione netta e precisa dei 12 apostoli con i 12 fondamenti, che non sono solo il ricordo dell'antica Gerusalemme terrena e non rappresentano solo le 12 tribù, ma anche i 12 apostoli. 


Notare il verbo alitare usato principalmente da Dio Padre mentre alita la vita in Adamo , così fa lo stesso suo Figlio Gesù che ha lo stesso potere di donare la vita mendiate lo stesso Spirito del Padre, in ciò Gesù si rivela per chi è realmente, egli è al tempo stesso il figlio, ma al tempo stesso è il Padre, perché fin dalla Genesi solo il Padre Onnipotente alitò nell'uomo il suo spirito, per donare all'uomo l’anima, ora Gesù figlio di Dio, e Dio con Dio, fa la stessa cosa, ma in questo caso dona agli apostoli lo Spirito Santo. E da il suo ordine a tutti gli apostoli, di rimettere i peccati. Sono loro che decideranno se rimettere o non rimettere i peccati.

È interessante il discorso che si ripete a porte chiuse, Gesù si mostra ai suoi discepoli e anche con Tommaso avviene la stessa cosa, come se il chiudere le porte fosse un segno di nascondere agli occhi dell'uomo, la divinità di Dio, affinché solo chi crede vedrà.

Gesù risponde a Tommaso:” perché hai visto, hai creduto. Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto” in ciò Gesù ci fa capire, che molta più grazia è in chi non ha mai visto il Signore, e su costoro se crederanno in Dio senza aver necessità di vedere, otterranno maggiore grazia presso Dio.
Molti altri segni Gesù da risorto ha compiuto in mezzo al suo popolo, per quanto molti di essi non stati trascritti, ma solo i più significativi.  L’apparizione sul lago di Tiberiade, evidenzia come Gesù avesse un aspetto non riconoscibile, ma solo coloro che avevano lo Spirito Santo in loro lo potevano riconoscere.Questo racconto ci spiega come un essere umano che abbia anche ricevuto lo Spirito Santo, può in un istante non essere preso da esso, e questo fatto, ci fa ben capire proprio questo particolare; alcuni apostoli usciti in barca a pescare vedono sulla riva del lago un uomo, ma loro non lo riconoscono, perché in quel momento Egli (Gesù) non si presentò nella sua forma conosciuta dagli apostoli, pur avendo ricevuto tempo prima lo Spirito Santo proprio da Gesù, essi sono distratti e non usano quello Spirito donato da Gesù, per vedere Gesù stesso.  Gesù parla ai discepoli come un estraneo: “Figlioli, non avete un po’ di companatico?”, “No” gli risposero  i discepoli. Ma Egli disse loro, “Gettate la rete a destra della barca, e ne troverete”, i discepoli non erano in grado di trarre sulla barca, la rete per il gran peso. Allora Giovanni, il discepolo che Gesù amava dice a Pietro: “ E’ il Signore!”  a questo punto Simon Pietro, si cinse la veste e si tuffò in mare.

Curiosa la parte che Simon Pietro è sulla barca seminudo, come se fosse un vezzo, una libertà che avevano tra di loro. Ma curioso anche il fatto che innanzi al Signore esso si rimette in ordine, come se la sua vita fosse stata divisa in due parti, fintanto che vi era Gesù esso aveva un comportamento, quando Gesù non vi è più, il suo atteggiamento è più libero e si sente forte della sua posizione a far quel che vuole; ecco il perchè il Signore non si fa riconoscere, vuole vedere come i suoi discepoli vivono le sue parole, se veramente hanno intenso il suo messaggio. E il fatto che Pietro si rivesta, fa capire che esso aveva in parte trascurato il messaggio di Gesù. Si comprende, perchè Gesù poi insiste con quelle domande ripetitive.

Tutti vedono quest’uomo in riva al lago, ma nessuno di essi lo riconosce, se non quando egli mediante alcune poche parole e un miracolo gli dimostra chi Egli è!  E il primo a riconoscerlo è Giovanni.  Notiamo un  particolare, Gesù dice agli apostoli di gettare la rete e specifica a destra della barca, perché mai ha fatto questa specifica? Da un certo di punto di vista i pesci stanno ovunque attorno alla barca, che significato ha a destra della barca? Semplice, Gesù il Cristo di Dio, sta alla destra del Padre suo, rappresentato dalla barca. E dice ai discepoli pescate a destra della Barca, non a sinistra. Anche questo ha un senso ben preciso. Gesù predilige la destra e non la sinistra, anche in altri passi dei vangeli esprime questo concetto.

Ma Pietro si rattristo. E gli rispose:” Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo”

Gesù rispose:” pasci le mie pecorelle. In verità, in verità ti dico: Quando eri giovane ti cingevi  da te e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le mani e un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vuoi” .
Ora , disse questo per indicare con quale morte avrebbe glorificato Dio. Poi disse" seguimi."
Pietro vide che lo seguiva il discepolo che Gesù amava(Giovanni), quello che durante la cena si era posato sul suo petto di lui e gli aveva chiesto: “ Signore, chi è chi ti tradisce?” .

Pietro dice a Gesù” Signore e di costui che sarà?”  Gesù rispose: “ Se voglio che rimanga finché io venga, che te ne importa?, tu seguimi!”.

Questo passaggio della vita di Gesù e dei suoi discepoli è molto significativo…
Prima di tutto la ripetizione per tre volte della domanda di Gesù: “Simone di Giovanni, mi ami tu?” ha una sapore un po’ strano questa insistenza da parte di Gesù, come quando Gesù predisse a Pietro il suo rinnegamento, che al cantar del gallo egli lo tradì per tre volte, pare in qualche modo, che Gesù voglia vedere se l’apostolo ha compreso la lezione, o se l’apostolo è ancora impulsivo, distratto e fa le cose senza riflettere attentamente. In effetti da come risponde Pietro pare che non abbia ancora capito esattamente le domande di Gesù. Perché anche durante la premonizione di Gesù che gli predice il suo rinnegamento, Pietro risponde impulsivamente senza riflettere, quasi volendo a tutti i costi far piacere al Signore. Dicendo che lui non avrebbe fatto ciò. Cosa che poi avvenne il contrario. Anche in questo caso per tre volte Gesù ripete insistentemente la medesima frase, quasi a sottolineare qualcosa, poi però l’attenzione si sposta su Giovanni, e Pietro infastidito dalla presenza di quel discepolo, quasi stizzito, con una punta di invidia, chiede cosa ne sarà di quel discepolo, e Gesù ribatte: “Se voglio, che rimanga finché io venga, che te ne importa?” ….. è il che te ne importa di Gesù, fa capire come in realtà Pietro ha posto la sua domanda verso Giovanni, con quale sentimento egli si era posto verso quel discepolo? non certo un sentimento d’amore, ma di conflitto. E fa capire, che tra i discepoli non c’è proprio tanto buon sangue, ci sono degli attriti, probabilmente delle dispute tra chi si riteneva il più vicino a Gesù o chi era il primo, ma tutti sapevano benissimo che il più vicino non era Pietro ma bensì Giovanni. L’insistenza di Gesù verso Pietro, non indica tanto che Pietro sia il suo vicario, quanto indica che Gesù voleva far capire a Pietro, che alle volte le sue risposte non erano sincere o coerenti, ed ogni volta Gesù risponde a Pietro “Pasci le mie pecorelle o agnelli e tu seguimi”, non gli dice che egli è il primo, gli dice, solo di essere un buon pastore e di seguirlo sempre, ma di non occuparsi degli altri discepoli, che ci avrebbe pensato Lui stesso. In questo, fa capire che gli altri apostoli non sono sottomessi all'autorità di Pietro, ma bensì di Gesù stesso. “Se voglio che rimanga finché io venga, che te ne importa?” questo fa capire che ogni, apostolo eletto da Gesù, sarà sotto l’autorità di Gesù e non di Pietro.

Poi anche quando gli dice, “In verità, in verità ti dico: Quando eri giovane ti cingevi  da te e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le mani e un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vuoi” .

Secondo me questo non parla della morte Pietro, ma bensì del fatto che da vecchio sarebbe stato condotto da altri nelle sue parole e dove egli non voleva andare, e che la sua parola poteva essere modificata perché egli non più in grado di essere totalmente presente o lucido, infatti un anziano, viene condotto per mano ogni giorno da chi è giovane e le sue parole vengono vagliate, interpretate e alle volte modificate, pensando che siano errate. Oltre la fatto che il termine cingere indica anche vestire in senso di aiuto. 

Questa frase ha un senso doppio, indica infatti che un apostolo deve rimanere tale fin alla fine dei suoi giorni, e che ci saranno altri ad occuparsi di lui, finché il Signore non lo prenda con sé.

Questo fa capire, che non è prevista abdicazione o mettersi da parte. 


Parentisi:[
Dopo tutto in Apocalisse Gesù è chiaro, vi sarà un nuovo vangelo eterno e con ciò si comprende bene che il vangelo lasciato da Gesù agli apostoli, verrà modificato e le parole stesse di Gesù verso Pietro sono molto significative, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno che un angelo di Dio per volontà di Dio, dicesse a Giovani che un giorno un messaggero=angelo mandato dal cielo porterà il vangelo definitivo=eterno. Il fatto del vangelo eterno ci fa capire una cosa che deve venire prima del ritorno di Cristo e questo significa prima e durante il periodo dell'anticristo, ma chi è l'angelo che viene dal cielo a portare questo vangelo eterno? Ho appena detto che quest'angelo altro non è che un messaggero che non è detto che sia un angelo vero, ma potrebbe pure essere un messaggero umano, anzi sicuramente è così, ma aggiunge una parola lo chiama l'angelo che viene dal cielo, quindi fa capire che è un uomo che è stato insignito di questo compito direttamente da Dio, quindi è un soggetto che ha in se tutto l'autorità di Di per una certa missione e che ha l'arduo compito di trasmettere il vero vangelo quello che esprime esattamente i concetti di Cristo, lo chiama infatti il vangelo eterno, cioè quello definitivo ] chiusa parentesi.


La parte dello scetticismo di Tommaso la conosciamo tutti. 



domenica 9 luglio 2017

Lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù?



PAOLO ASSERISCE CHE CRISTO NON E' DIO!



Cosa si nota in questi due testi:


VANGELO (Mt 11, 25-30
Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi 
+ Dal Vangelo secondo Matteo 
In quel tempo, Gesù disse: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero".
Parola del Signore.



Seconda Lettura (Rm 8, 9. 11-13)

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l'aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete.

Parola del Signore



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Intanto prima di tutto si noti il linguaggio nel testo di Matteo egli riporta le parole di Cristo e suoi insegnamenti, si noti anche il parlare nel testo di Paolo, quali sono le differenze tra i due?

Il modo in cui Cristo si rivolge alla gente e il suo modo di esporre la parola, viene da Lui, non parla per conto di un altro, anche se nel testo dice che porta e fa la volontà del Padre, ma il suo discorrere in tutti i testi dei vangeli è un suo pensiero diretto.


Osserviamo il testo di Paolo.


"Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene." questa frase cosa ci mostra, aldilà dell'insegnamento. 
Se fosse stato lo Spirito Santo a parlare in prima persona esso non si sarebbe espresso in questo modo, iniziando con una parola dubitativa, avrebbe espresso il suo pensiero senza alcun dubbio, senza l'uso del "Se", come ho già detto in altro articolo, Paolo come anche altri successivamente esprimo il pensiero sempre usando le forme dubitative, per una ragione ben precisa, essi non sono Dio e non parlano per sua voce, come è il racconto e le parole riportate dal testo degli evangelisti, come qui vediamo con Matteo.


Paolo afferma il concetto perchè è un suo pensiero, perchè è quello che lui vuole determinare, ma non perchè è stato lo Spirito santo a dirglielo, ma perchè lo ha capito lui, che così funziona, infatti l'uso delle forme dubitative, è proprio indice di non presenza dello Spirito Santo, specialmente inizio frase, e anche un uso eccessivo delle stesse, nel racconto dimostrano solo, che il soggetto sta riflettendo con la sua mente se è giusto quel che va pensando e lo pone appunto in forma dubitativa, perchè non possiede la certezza che quanto afferma sia realmente pensiero di Dio, diciamo che convince ste stesso e gli altri che quello che afferma è vero, è in pratica una discussione tra se è se, sono i suoi pensieri, i suoi ma e se.

Ora vi dimostro che Paolo pensava che Gesù fosse solo un uomo, e lo dice chiaramente in questo passo.
"Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. " Nulla da dire.



"Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. 


E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi."

In questa frase, Paolo che ricordo, stando ai vangeli, non ha conosciuto Cristo, quindi non sapeva assolutamente nulla di chi fosse realmente, se non perchè avesse raccolto informazioni e notizie dagli stessi apostoli e discepoli.

Ora leggiamo bene la frase:

"E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. "

"Lo spirito di colui" è un riferimento a Dio Padre.

Ci dice che Gesù è stato resuscitato dallo Spirito del Padre, ma questo cosa comporta, che se fosse vero ciò, Gesù sarebbe stato resuscitato come un qualsiasi altro essere umano, ricordo che il termine risorgere significa tornare in vita, non significa andare a Dio, ma solo rivivere, come capita a chi va in coma o a chi muore e torna in vita, più o meno è la stessa cosa, questi eventi se pur rari, accadono oggi giorno anche a noi, ma allora dove starebbe la differenza? 

Qui Paolo secondo il suo ragionare, cioè quello del suo intelletto e non parole dello Spirito Santo sta dicendo che Gesù non è Dio, perchè ha avuto bisogno del potere del Padre per risorgere; quello che mi stupisco, come possano avergli dato ragione gli apostoli che sapevano bene che Gesù era risorto da se, senza bisogno di Dio, proprio perchè come figlio di Dio, è in grado di risorgere da se, altrimenti non sarebbe stato un Dio, il risorgere è uno degli atti tipici di un Dio, non è neppure tanto difficile per un Dio che è il Dio della vita e che da e toglie la vita. In sostanza Paolo voleva insinuare, non negli apostoli ma in chi lo seguiva che Cristo aveva avuto bisogno dello Spirito del Padre per risorgere, in pratica abbassa Cristo dalla sua deità all'essere umano. Per Paolo Cristo è un essere umano che viene riportato in vita da Dio, quindi per ovvia logica Cristo non è Dio, da quanto Paolo asserisce, in questa frase. 

"Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l'aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete."

Personalmente leggo in queste parole di Paolo uno spirito ebraico, non cristiano, uno spirito dove si punta verso lo Spirito del Padre e non verso Cristo. 

Perchè non ha detto, se invece con l'aiuto di Cristo voi fate morire le opere del corpo e vivrete? Sarebbe stato decisamente più corretto in ambito cristiano che non parlare di Spirito svincolato da Cristo, infatti dovremo ricordare che Cristo dice che si arriva al Padre solo mediante Lui, qui invece Paolo dice diverso, parola dello Spirito ma non di Cristo ma del Padre, in pratica sta dicendo che bisogna pregare lo Spirito del Padre che ha risorto Cristo per ottenere quello che lui asserisce. 

Questo modo di parlare di Paolo non è da Cristiano, ma da un oppositore a Cristo, la frase è perfettamente identificativa del suo vero pensiero... Cristo è risorto per mezzo dello Spirito del Padre, non per mezzo proprio: "E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti...."

Il fatto che Paolo ponga il Se ad inizio frase, fa capire molto bene che egli non è certo di quanto afferma, ma lo dice, perchè sa che comunque sia la natura umana ha la tendenza di dar ragione a chi fa un buon ragionamento, e non impone un parlare predeterminato, cioè imposto. Per cui Egli ragiona ed espone il suo ragionamento fatto dalla sua mente, non parola dello Spirito Santo come vorrebbe far pensare, perchè se fosse stato realmente  lo Spirito santo non solo non avrebbe detto un se, ma avrebbe detto che Gesù era figlio di Dio e per questa ragione risorto senza l'ausilio di Dio stesso. 

"Parola del Signore" questa non è parola del Signore, ma parola di Paolo. 



Il sacerdote ha invece fatto notare che la cosa più importante fosse il fatto che chi è di Cristo non parla per la carne ma per bocca dello Spirito, facendo credere che il contenuto di questo testo di Paolo fosse giusto, cosa che giusto non è !!! 


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La differenza tra i due testi sta nel fatto che Gesù parla da Dio, anche se fa la volontà del Padre celeste, ma parla per conoscenza e per volontà propria, Paolo invece suppone, parlando, si per volontà propria ma non per parola di Dio.

Le supposizioni di Paolo sono puramente opera della mente di Paolo, non dello Spirito Santo, che non avrebbe mai permesso che qualcuno facesse intendere che Gesù figlio di Dio fosse stato risorto mediante Dio, come si risorge un qualsiasi essere umano. 

Se in Paolo ci fosse stato veramente lo Spirito del Signore avrebbe conosciuta la Verità, 

Gesù non afferma per nulla "io sono il padre e il padre è in me", solo chi non comprende le sue misteriose parole, non capisce cosa egli affermò.


Ecco perchè Bergoglio dice la medesima cosa, ha tratto la sua convinzione dal pensiero di Paolo di Tarso e questo spiega anche perchè S.paolo è stato considerato da sempre per la chiesa, il suo più grande santo, di più di pietro stesso.



venerdì 9 giugno 2017

Il linguaggio delle origini

 DALLA CREAZIONE AD OGGI



Noi tutti usiamo un linguaggio molto complesso per comunicare l'uno con l'altro, abbiamo che l'Italiano ha 427000 vocaboli o parole, mentre l'Inglese ne ha più 600000, che possiamo usare per esprime concetti di qualsiasi genere, centinaia di verbi con tutte le loro declinazioni, aggettivi, ecc. Per cui il linguaggio moderno è veramente complesso, elaborato e che ci aiuta molto a esprimere qualsiasi tipo di pensiero. Anticamente però le cose era molto diverse, man mano che si risale verso gli albori della civiltà il numero di parola scende vertiginosamente, perchè i termini, vanno di pari passo con lo sviluppo culturale e tecnologico di una civiltà.

Possiamo quindi dire che le civiltà antiche possedevano un numero inferiore di termini rispetto a noi questo è certo. Di conseguenza abbiamo che alle origini l'uomo conoscesse pochissime parole, quando la parola si è determinata. Il numero della stesse era veramente poche, un conto è un ragionamento secondo la scienza umana attuale, la quale non contempla nulla che da essa non sia razionalmente valido, cioè tutto quello che essa non contempla non viene considerato, per cui essa ritiene che agli albori della civiltà i preistorici avessero un linguaggio quasi inesistente fatto forse diversi più che vere parole. Ma quello che a noi interessa non è il linguaggio di una civiltà preistorica, ma di una civiltà nata dalla Bibbia, sto parlano dei primi esseri umani creati da Dio. la differenza tra l'essere umano che si è formato dal nulla in pratica e quello generato e creato da Dio, è notevole, proprio nel linguaggio. I primitivi come detto forse nemmeno parlavano, mentre i primogenitori cioè Adamo ed Eva, era sicuramente più evoluti di costoro tant'è vero che Dio chiede ad Adamo di attribuire un nome ad ogni animale, per cui costui possedeva la capacità di comprendere la natura dell'animale, per poterne dar un nome. Ma certamente si comprende che anche costoro, avevano un linguaggio limitato ad una conoscenza basilare, lo si capisce da alcune espressioni usate proprio nel testo Biblico. Esempio Eva dice a Dio: "il serpente mi ha ingannata" il termine serpente non indica il serpente come animale, ma è un modo per indicare la natura dell'essere che si è comportato come un serpente, per cui si comprende molto bene che conoscendo i nomi degli animali, ne conoscevano anche le caratteristiche intrinseche cioè che il serpente era mellifluo, viscido, ingannatore ecc, per cui invece di usa questi termini come faccio noi oggi, usavano una sola parola che rappresentava tutte quelle che individuavano quell'essere quindi un essere umano che si comportava come un serpente e lo descrivevano proprio così. Per cui ogni animali, cosa, pianta, elementi celesti, etc, servono per esprimere concetti, più o meno complessi. La parola scimmia a quel tempo non aveva solo il senso di indicare un animale di quella specie, ma anche indicava un essere umano che si comportava come una scimmia, che era molto animalesco. Al tempo di Babilonia che già è decisamente più avanti come tempo storico, per cui la società aveva incrementato l'uso dei termini per esprimere i concetti, vi era ancora l'usanza di utilizzare questi parallelismi, animali, natura, cosmo, ecc, tanto per fare un esempio, il termine Lucifero, era usato a quel tempo per indicare qualcosa di bello, di meraviglioso, si splendente, odi lodevole, tanto ce veniva utilizzato, per glorificare i potenti del tempo, non come termine maligno, come divenne poi successivamente, altro termine, per indicare un re, un principe o un nobile non lo chiavano re, ma Stella, perchè una stella sta in alto, nel cielo per cui vi era un parallelismo di posizione tra le stelle cioè il cosmo e gli esseri umani, per cui da ciò si comprende che molti termini prendo significato da quello che in terra avevano un certo ruolo. le stelle sanno nel cielo, ma anche i re stanno in alto, nella società umana, per cui identificavano la stella come un re. Nell'antico testamento tutto rispecchia questa logica, ma anche nel nuovo testamento c'è qualche riferimento a tal proposito, specialmente nell' apocalisse, che essendo piena termini espressi dalle immagini. Anche i verbi in origine e parallelamente erano molto pochi ed ognuno esprimeva un senso volto a identificare quella data funzione. Per cui molti verbi che oggi sono stati apposti nelle varie interpretazioni dei testi biblici probabilmente all'inizio vi erano altri termini, forse antropomorfici per che creavano un discorso. Ora non si può fare un interpretazione con il nostro linguaggio perchè esso esprime sensi diversi da quelli dell'origine, e noi potremo arrivare a conclusioni completamente difformi da quelle del tempo in cui fu scritta per esempio la Genesi, o altri testi antichi. Bisognerebbe calarsi nel tempo, e comprendere con precisione cosa quel testo volesse esprimere, visto che in origine il numero di verbi conosciuti erano veramente ridotti all'osso, per cui molti sensi a cui noi abbiamo oggi intepretato non avevano. Per cui cosa accade noi andiamo a leggere il testo antico, non quello già tradotto, ma quello originale se si conoscesse la lingua in cui è stato scritto, e mediante il nostro vocabolario molto complesso tentiamo di darne una soluzione, una spiegazione, ma facendo questo, invece di produrre un interpretazione esatta, produciamo un interpretazione anche errata, specialmente perchè ci appoggiamo a altri prima di noi che avrebbero interpretato quel testo, alla luce della loro conoscenza, escludendo la conoscenza di quei tempi. Per capire bene il testo della genesi, bisogno conoscere bene il carattere di ogni animale, sta proprio in questo una parte del segreto del testo, dato che in principio dopo la Creazione di Adamo esso fu l'artefice del loro nome, per cui bisogna capire bene il significato vero e profondo che i termini legati agli animali, alla natura, ecc, avevano in quel tempo, poi ne farà una seconda interpretazione rapportando con la terminologia attuale, ma se si pensa di fare un interpretazione dal testo antico originale a quello attuale si scrivono anche cose non esatte. La mitologia potrebbe in parte venirci in aiuto, perchè effettivamente prende la sua origine proprio dalla natura stessa, quindi il sole è rappresentato come la divinità più importante in assoluto, i pianeti idem, i vari animali, etc. Quindi gran parte del modo di parlare nel tempo dell'origine e poi anche successivamente fino al tempo possiamo dire degli antichi Egizi, meglio i greci e via verso il tempo moderno, continuavano a utilizzare simbologie antropomorfiche per esprimere concetti reali, e nelle esatta conoscenza dell'animale vi era il vero senso di quello che volevano esprimere.


Anche noi usiamo gli animali per identificare oggi certi soggetti, si da del porco a chi è come un maiale, si da della gallina a chi non ha poco cervello, si da della capra o dell'asino a chi è ignorante, si dice lacrime di coccodrillo a chi finge di piangere o piagnucola, si dice che è come un lupo, sei una vipera, oppure si da dell'iena, del facocero, del tapiro, sei veloce come il vento, sei una gazzella, sei una stella"del cinema" etc, ecco anche ai tempi della genesi, si parlavano nello stesso modo, ma l'uso di tali espressione era quotidiano, per cui bisogna far attenzione a non confondere, che il serpente descritto in genesi non è un serpente ma un essere probabilmente umanoide o umano che parlava come un serpente, anche dire salire le vette, non intende dire salire le montagne, ma salire posti elevati o avere posizioni elevate. In Ebraico il termine satana non è un nome proprio di persona come tutti credono, ma un termine che indica solo l'azione di un qualsiasi soggetto che si oppone a qualcun altro, cioè identifica esattamente il traditore, il nemico, l'oppositore. Sicuramente anticamente esistevano delle terminologie che oggi non ci sono più, o sono state in qualche modo assorbite da altre, il problema è che molto spesso non si sa cosa significassero, per cui oggi diventa difficile darne un interpretazione esatta.

venerdì 2 giugno 2017

PAOLO DI TARSO E LA SPINA NELLA CARNE.

LA SPINA NELLA CARNE DI S.PAOLO ERA?




Propongo questo testo sottostante per capire bene di cosa di trattava questa spina nel fianco o nella carne definita da S.Paolo. Leggiamo bene prima il passo che qui vi propongo. 

Premetto dopo aver terminato tutto lo scritto ho deciso di mettere una premessa... 

So già che non accetterete questa versione, ma ho seguito punto per punto la parola scritta nel testo,  rimanendo chiaramente fedele alle parole precise e al senso vero e profondo di quanto è rivelato dal testo stesso, per quanto paradossale può sembrare la l'interpretazione è molto più sensata di quella proposta da qualsiasi esegeta del passato, compreso S.Agostino e spiegherebbe anche alcune cose, dei suoi scritti. 


CEI74: 2Corinzi 12,7-10

7 Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. 8 A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me. 9 Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. 10 Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte.


Posso dire dopo aver letto solo il testo soprastante tratto dalla Bibbia di Gerusalemme che so di cosa parla Paolo, ma voglio leggere anche il commento che altri fanno di questo stesso passo, prima di esporre il parlare.

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Brani di difficile interpretazione nella Bibbia, I
2 Cor 12, 7 “Perché non montassi in superbia mi è stata messa una spina nella carne” (tpfs*)

Con questa breve nota vogliamo inaugurare una serie di chiarificazioni che aiutino a comprendere alcuni brani biblici importanti che, ad una prima lettura, possono apparire difficili o addirittura incomprensibili. Essi, invece, grazie alla luce della grande Tradizione della Chiesa ed a quella degli studi recenti degli esegeti, si svelano nella ricchezza del loro sensi. Le brevi note appariranno con il medesimo titolo - “Brani di difficile interpretazione nella Bibbia” - seguito dal numero ordinale della pubblicazione on-line sul sito (I, II, III, ecc.), poi dai versetti e dal tema del brano in questione.
L'Areopago

Paolo parla della spina nella carne. 

E' un brano importante per capire l'apostolato di Paolo e come Paolo realizza la sua vocazione apostolica. E' in polemica con chi non lo considera un vero apostolo. Paolo dice: Mi costringete a dire delle cose che non vorrei dire! Se volete saper tutto ve lo dico! Io ho avuto 14 anni fa un contatto con la trascendenza; sono stato al terzo cielo, quasi faccia a faccia con Dio e lì ho avuto delle esperienze, che non posso poi esprimere con la stessa chiarezza e con la stessa vivezza con cui questa esperienza l'ho vissuta. E' possibile che delle esperienze profonde avute con Dio non si possano poi esprimere! Certe cose non le posso ripetere, però la mia predicazione si basa su questo faccia a faccia con Dio, su queste rivelazioni che ho avuto come dono diretto da Dio. Perché questo essere al terzo cielo non mi desse alla testa, perché non scambiassi questo dono puro di Dio con qualcosa di mio Dio mi ha mandato un contrappeso. Paolo parla di un angelo di satana che lo schiaffeggi, di una spina, di un fascio di spine conficcate nella carne - che mi fanno sentire tutta la mia debolezza.

Che cos'è questa metafora che Paolo usa “la spina nella carne”? Secondo tutti gli esegeti moderni - e fondatamente - non è una tentazione di sessualità, come ha interpretato S. Agostino e come a volte viene interpretato, specialmente sulla linea della Vulgata, che traduceva questa espressione: “una spinosità che punge la carne” (stimulus carnis meae), che fa pensare subito alla sessualità. Nel testo greco non c'è l'idea di stimolo. Ovviamente delle spine conficcate nella carne si fanno sentire, ma questo è un fatto che viene dopo; non è la spina stessa. Se la spina sta tranquillamente dove sta non è uno stimolo, diventa uno stimolo, quando la spina viene conficcata nella carne, quando si fa sentire… 

Cos'è questa spinosità nella carne? 

Da tutto l'insieme risulta che sono le difficoltà che Paolo trova nel suo apostolato. Difficoltà esterne: persecuzioni, fraintendimenti… e difficoltà interne, personali. Quasi certamente collegate con uno stato fisico che impediva l'apostolato che pure Dio gli chiedeva di fare. E quindi probabilmente era o una malattia o una debolezza di tipo fisico. E' quella situazione di conti che non tornano in questo senso: Paolo si sentiva inviato da Dio a portare il Vangelo, era guidato dallo Spirito anche nei suoi piani apostolici, faceva dei progetti apostolici e a un certo punto le circostanze esterne e poi le circostanze sue personali - la sua salute - non gli permettevano di realizzarli. I conti allora non gli tornavano! E allora reagisce secondo il suo carattere, pregando, pregando e pregando. Si rivolge al Signore e gli dice: Toglimi questa spina! Cioè: spianami la strada! Vuoi che faccia l'apostolo? Vuoi che annunci il Vangelo? Dammi la possibilità di annunciare il Vangelo! Non mi mettere questi blocchi sulla strada che tu vuoi che io percorra.

“Pregai e ad un certo punto mi disse” (non è una visione, ma una presa di coscienza che pian piano matura in Paolo); la risposta del Signore non è quella di spianargli la strada. Gli rimangono tutte le sue difficoltà; ma la risposta è questa: Ti basta il mio amore, la mia benevolenza! (più che la mia grazia). Non è: ti basta quella grazia corroborante che io ti do. Questa è un'interpretazione che rischia di quantizzare il rapporto: quella grazia che ti do, ti sarà sufficiente! Per Paolo il problema è più a monte. Gesù ti dice: io ti amo! Basta! Non ti preoccupare di altro! Quando Paolo riesce a capire questo, si è affidato all'assoluto dell'amore: voglio che tu sia apostolo! Ci sono queste difficoltà che ti impediscono di realizzare quei piani che io stesso ti ho fatto venire in mente! Va bene! C'è anche questo qua, come fare? Pensa a me, pensa al mio amore: l'assoluto è nel mio amore! Il mio amore che si manifesta nel mistero della morte e della risurrezione, nel mistero della debolezza e della forza di Dio. Una volta che Paolo riesce a capire questo… Ti basta di essere amato da me! Ti basta questo coinvolgimento nella debolezza e nella forza del mistero pasquale! Siamo insieme! Più debolezze ci sono e meglio è; non perché le debolezze siano simpatiche, ma perché Paolo vede nelle debolezze, malattie, difficoltà, quella partecipazione alla debolezza di Dio della crocifissione. E poi attraverso questo sa che connessa con questa c'è la risurrezione. Paolo ci dice: di fronte a qualunque difficoltà, la risposta che lui ritiene persuasiva nel suo apostolato è questo affidamento totale del suo apostolato a un Cristo, non solo che provvede, ma che ama e la sua provvidenza è frutto di quest'amore che per Paolo è un qualcosa di assoluto. Allora, quando Paolo si sente davvero così amato da Cristo, sa di essere accanto a lui, di essere nello stesso giro di Cristo, di poter completare nella sua carne quello che manca alla passione di Cristo, come dirà poi nella lettera ai Colossesi. Questo è un punto importante per capire la vocazione di Paolo, per capire la nostra vocazione, per capire ogni vocazione cristiana. Nella nostra vocazione Dio ci dice di farci tutto a tutti. Dobbiamo fare anche i nostri progetti; però il vero realizzatore del nostro apostolato, il vero attualizzatore di noi come dono agli altri nell'apostolato è sempre lui; è un segreto del suo amore verso di noi e verso gli altri. Allora Dio ci dice: lasciatemi fare! Fidatevi pienamente del mio amore! Fate tutto quello che potete, ma guardate a me, fidatevi pienamente del mio amore e io farò. Quando Paolo riesce a capire questo - c'ha messo del tempo! Pregai il Signore tre volte! Vuol dire: pregai il Signore a lungo, con intensità crescente, con tutte le mie forze - alla fine acquista luce.

(Dalla relazione “Dalla vocazione alla giustificazione” di P. Ugo Vanni tenuta al settore Sud della Diocesi di Roma il 20 febbraio 2003. Il testo non è stato rivisto dall'autore)



Il discorso soprastante è farraginoso e non dice nulla d'interessante se non parlare con vaghezza senza un punto cardine, ne dipanare realmente il problema, in sostanza non sono approdati a nulla, salvo il fatto di dire che S.Agostino ed altri si sbagliavano, però devo muovere un accusa a questi, in difesa di S.Agostino, dico questo se Agostino lo avete reso santo presumo che avesse una certa comunicazione con Dio, per cui penso che forse questa sua conclusione non fosse tanto campata per aria, e forse non è stata solo meditazione, non solo un ragionamento, ma forse derivata da qualche pensiero non suo. 

Ora però voglio vedere chi aveva ragione se Agostino o i recenti studiosi, oppure nessuno di loro. 


Vi spiego cosa tratta la lettera ai Corinzi:


CEI74: 2Corinzi 12,7-10

7 Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. 8 A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me. 9 Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. 10 Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte.


Vediamo di capire alcune cose, prima di dire di cosa si tratta...


1."Perchè non montassi in superbia"
2."Mi è stata messa un spina della carne"
3. "un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia".
4."l'allontanasse da me"
5. ""Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza»

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1."Perchè non montassi in superbia"

Per capire di cosa si tratta bisogna capire bene cos'è la superbia. 

La superbia è un esagerata stima di se stessi, il sentirsi migliori degli altri saper di esserlo e mettere in difficoltà, gli altri mostrandosi il migliore per poter emergere ed essere apprezzato dagli altri, quindi applaudito ed osannato, manifestando un atteggiamento altezzoso e sprezzante. Ovviamente sappiamo bene che è uno dei sette peccati capitali. 

Evidentemente Paolo capisce che questo è il suo più grande male e comprende che quello che gli è stato dato, serve per ridurre la sua superbia al nulla, ridimensionarlo. Evidentemente si sente sicuramente più degli altri apostoli, oggettivamente parlando lo era, aveva studiato, filosofia, lettere, ecc, per cui conosceva molto bene il pensiero dei più grandi pensatori del tempo, e lui stesso era un pensatore stimato, per cui si sentiva sicuramente superiore agli altri apostoli, quindi capisce che Dio decide di abbassare il suo orgoglio, la sua superbia, il suo super-io, al fine di renderlo al pari degli altri, e come lo fa? 

Proprio agendo su questo peccato di superbia, visto che poteva rischiare di cadere in superbia. Il fatto che dica perchè non montassi in superbia, fa capire che egli stesso si riconosce di essere tendenzialmente superbo, autoritario e tendenzialmente arrogante, cioè il primo della classe, quindi si riconosce di mancare di umiltà, questo lo comprendiamo da ciò che Dio gli da, come prova da superare. 

Dio lo fa perchè essendo un Padre premuroso vuole ottenere da questo figlio il meglio, rendendolo più umile possibile e anche più forte nella sofferenza, per cui avendo esso molto, in cultura ed intelligenza, lo vuole rendere meno in altro, e far apparire in se stesso un problema che lo rendeva debole agli occhi degli altri apostoli, in modo che fosse al loro pari.

Come si fa ad insegnare ad un figlio, la modestia e l'umiltà? 
Si toglie al figlio quello che ha, oppure gli si da qualcosa che lo renda invalido in modo da farlo sentire quasi uno storpio, qualcosa che lo deprima nel suo spirito e nella sua carne. 

Ma proprio la specifica della carne che ci fa capire di cosa si tratta!!!

2."Mi è stata messa un spina della carne"

"mi è stata messa"

mettere cioè porre, conficcare, aggiungere, collocare, inserire, immettere cioè dentro di lui.

una spina è intenso come un corpo estraneo, come un qualcosa che sta nella carne, ma non appartiene alla carne e che produce dolore come una spina, cioè una puntura, o come un coltello che taglia la carne, che la lacera, come per esempio un dolore pungente che agisce sulla carne del corpo, che penetra la carne, la spina ha la forma di una punta, come un chiodo, come un ago, qualcosa che pungola continuamente.

la carne, di quale parte del corpo sta parlando, della carne in senso generale, o in senso specifico, potrebbe essere inteso anche come carne, la mente non solo le viscere, i muscoli, o le ossa, questa carne ha un senso generale del termine, intendendo tutto il corpo.

3. "un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia".

questa parte è interessante, ci rivela che la spina nel fianco o nella carne, non è un oggetto reale, ma un qualcosa che lo tortura, continuamente, dice che viene posto, è stato messo, cioè collocato nelle sue membra, cioè nel suo interno, dell'intero suo corpo, non ha una collocazione precisa anche se parla di fianco, sta nella sua stessa persona, questo di cui parla non è un peccato, come credeva S. Agostino, ne quello che gli esegeti successivi pensano, ma un qualcosa di diverso. 


4."l'allontanasse da me"

chiede a Dio di allontanare da Lui questo qualcosa affinché lui possa essere tranquillo, e poter tranquillamente agire secondo la volontà di Dio, almeno secondo il suo pensare. 
ma il verbo "l'allontanasse da me" fa ben capire di cosa sta parlando. 


Quindi di cosa sta realmente parlando Paolo di Tarso?

Dio pone in S.Paolo la presenza di un demonio, che sta nella sua carne, che lo pungola da mattina a sera, che gli fa provare tutti i pensieri che passano nella sua mente, si comprende  che così è, perchè dice una cosa,  vediamo il testo:

"Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. 10 Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte."

chi è che lo oltraggia? 
chi è che lo rende infermo?
chi è che lo rende debole nelle sue debolezze personali?
chi è che lo perseguita?
chi è che gli crea angoscia?

Non certo Cristo, ma un demone si!
Dio pone nella sua carne nel suo corpo in demone che lo schiaffeggia ogni volta che sale in superbia, ogni volta che commette peccato, ogni volta che ha delle debolezze che non dovrebbe avere, ogni volta viene oltraggiato, ma questo demone fa di più, è egli stesso che gli procura dolore, alla sua carne, ed è egli stesso che porta allo stremo, che lo getta nell'angoscia,  che lo perseguita, che oltraggia, che lo rende storpio, e che mormora peccati, che gli suggerisce qualsiasi cosa, pur di renderlo debole e schiavo anche delle carne. 
Quindi ecco il discorso il demone mi schiaffeggia quando sono arrogante, cioè quando cado nel peccato, quando sono superbo, ecc. 

C'è un parallelismo, S.Pio da Pietrelcina, quando non faceva la volontà di Cristo, veniva percosso dai demoni, questo serviva per reprimere il suo ego, per umiliarlo, e per fargli espiare la colpa di non aver ascoltato il Signore per paura del clero. 

Quindi la tortura che sta nella carne di Paolo è di tipo spirituale, uno spirito che lo tortura nella carne, nella mente, e cioè significa che poteva cadere in qualsiasi peccato, perchè tutti i peccati portano alla superbia. 

Tutti i peccati sono una forma di superbia. 

Quindi non possiamo dire che S.Agostino  non avesse ragione, ne che avesse torto, e non si può dire che neppure i successori quelli che negano quanto esso dice, hanno torto o ragione, hanno ragione e torto tutti, Paolo aveva in se un demonio, questo è quello che aveva, questo è quello che Dio gli manda nella carne, cioè dentro il suo corpo. 

La richiesta assillante di Paolo di essere liberato da questo essere, lo fa capire proprio dal verbo usato, "l'allontanasse" si può leggere anche come lo allontanasse, cioè allontanasse da lui, il demone. 

In pratica S.Paolo era torturato nella sua carne cioè nel suo corpo che influiva anche nelle prostrazione della sua mente, che gli dava angoscia. Sicuramente i fratelli hanno tentanto di liberarlo, senza riuscirci è da qui si capisce la supplica di essere liberato, perchè si sa, prima di rivolgersi a Dio si tenta di libere la persona mediante i mezzi che Cristo ti ha dato, se poi non ci riesci, chiedi la grazia a Dio. 
Se non l'ottieni significa che è una volontà di Dio su di te che questo deve essere e rimanere per te, affinché per te sia una grazia.  

5. ""Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza»

il demonio lo rendeva debole, instabile malato, ecc, e gli conservava il peccato, lo torturava nei suoi peccati, al fine di ottenere da lui il meglio e Dio gli dice ti basta la mia grazia, perchè anche la presenza di un entità demoniaca può essere un grazia, se letto nella giusta dimensione, il demonio lo rendeva debole, per cui Dio gli risponde nella debolezza tu avrai pienamente la mia manifestazione. Pare assurdo invece non è affatto così. 

"Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. 10 Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte."

E S.Paolo risponde che vuole ancora di più e si vanterà di essere perseguitato da uno di questi, perchè se è mandato da Dio, per lui è un vanto, perchè significa che su di lui vi è la benevolenza di Dio, anche se non capisce del tutto, perchè la richiesta di essere liberato, fa capire che non comprende del tutto, il meccanismo.  Non solo, Paolo voleva addirittura di più, per avere su di se la potenza di Cristo. Certo questo è un atteggiamento sbagliato, perchè bisogna accontentarsi di quello che Dio ti manda, non pretendere di più, è anche questo un atto di arroganza e questo modo di parlare dimostra che aveva degli eccessi in se. 

Quindi che fosse omosessuale non si sa, e non si può dire, anche se lo fosse stato, certamente il demonio che aveva in se lo avrà sicuramente perseguitato, in modo che esso non lo fosse. 

In pratica Dio voleva che paolo negasse i suoi stessi mali, e comprendesse e ricavasse dai suoi stessi peccati, infermità ecc, la parte migliore di se, ottenendo uno spirito veramente umile che è il fulcro della santità. 

Ci furono dei santi, nel corso della storia che erano presi dal maligno, per esempio la Santa Eustochio. 

Certo che un essere preso nel corpo da uno spirito maligno, chiunque fosse, se uno spirito carnale o uno spirito di altro genere, poco importa, ma bisogna anche capire quanto fosse in se o fuori di se. Qui le questioni sono difficili da dipanare quando c'è la presenza di uno spirito in se, nella propria carne, per quanto tempo rimase o entrava nella massima esaltazione di Dio e quanto non lo era? Non è facile capirlo, ma forse proprio i suoi scritti ce lo possono far capire. E quanto di quel che ha scritto è tutta parola di Dio o di chi era?